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"Bolidi. Quando gli italiani incontrarono le prime automobili"
di Giorgio Boatti.
Mondadori editore
Siccome non esiste una sociologia dell'auto che tratti il tema della presenza dei mezzi di locomozione nella vita quotidiana della nostra nazione, Giorgio Boatti ha approfondito l'argomento in maniera divulgativa ed esplorativa, partendo dalla ricostruzione di quel periodo storico in cui fa capolino l'automobile e con il suo saggio ha vinto il Premio Biella Letteratura e Industria 2008.
Nell'arco di tempo che va dagli spari che a Monza hanno colpito il re Umberto I sulla carrozza reale ai colpi infausti dell'attentatore a Francesco Ferdinando d'Asburgo che precedono l'inizio della Prima guerra mondiale, si realizza un mutamento vertiginoso e sconvolgente per la vita dei singoli e delle comunità.
Ne parla con verve e simpatia l'autore del saggio che reca fin dal titolo, Bolidi, il senso della velocità e del dinamismo insito nella trasformazione storica e nella iniziale commistione tra strade ferrate, cavalcature, un nuovo e contestato mezzo a due ruote chiamato velocipede e infine l'automobile.
Piacerà al lettore la rievocazione puntuale ma spedita di mondi che si incrociano e si sovrappongono.
Dal convoglio fantasma che porta la salma del re a Roma alla carrozza trainata da cavalli che accompagna il feretro durante i funerali, è un continuo alternarsi di mezzi di locomozione che tracciano una storia diversa da quella dei libri di testo, ma altrettanto veritiera.
Se era un vanto l'enorme stabilimento Gondrand di Milano, con scuderie, rimesse di eleganti carrozze, selleria, depositi, maniscalcherie, uffici per il commercio a trazione animale, nel giro di poco tempo si esaltano altre carrozze ma a motore, che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento troveranno nell'auto il punto di avvio di un cambiamento complessivo della società.
Rigore organizzativo, affidabilità dei marchi, eccellenza tecnica dei progettisti, miglioramento delle condizioni viarie sono i cardini su cui poggiano modelli innovativi di trasporto per merci e persone.
L'Italia è pessima in quanto a viabilità, eppure i giovani rampolli europei venivano a percorrere il loro Grand Tour, a fare dunque i "touristi" in diligenza e poi sul velocifero, una carrozza con cambi organizzati e spediti. L'avvento del "bicicletto" stravolge la realtà delle grandi città italiane dove in incubatoi di competenze tecniche si costruiscono mezzi che diventeranno un domani non lontano diffusi veicoli a motore.
Nascono mode che Boatti rispolvera con aneddoti interessanti.
Dai "piccoli diavoli" che attirano folle di appassionati alla condanna del mezzo anarchico da parte della Chiesa, da divieti e ostracismi alla difesa da parte del Touring Club, propenso alla libera circolazione e ai regolamenti che ne disciplinino l'uso, nel saggio l'autore traccia anche la storia dei primi industriali: nella fabbrica di velocipedi lavorano con precisione l'acciaio, primo passo verso la futura meccanizzazione che sostituirà la forza animale.
Accanto a carrozze, barocci, carri irrompono sperimentazioni spesso fallimentari, intuizioni scientifiche come il motore a scoppio di Daimler, il motore a benzina di Benz, i motori elettrici e a vapore.
Opzioni che incontrano momenti di gloria, confermati dalle Esposizioni e dall'uso dei mezzi da parte dell'aristocrazia e della borghesia.
Avanzano gli chauffeurs e i meccanici indispensabili lungo il tragitto, ma anche personaggi intraprendenti come Michele Lanza, Giovanni Agnelli, Biscaretti di Ruffia, Ceirano, e in breve decine di aziende automobilistiche soprattutto a Torino vedranno la luce.
Si susseguono nel libro i colpi di scena e gli aneddoti legati all'automobile.
Nuovi orizzonti si stagliano anche per il Bel Paese, consacrato alla modernità dal successo della Pechino-Parigi di Borghese e Barzini.
L'automobile si vende bene e nel 1903 anche nel Biellese sono in parecchi a guidarla su strade impolverate.
A Biella viaggiano impavidi Deallegri, De Benedetti, Halenke, Lanzi, Magliola, Sella, Trossi e Vaciago; a Coggiola Egidio Bozzalla; a Crevacuore Luigi Baglione; a Occhieppo Superiore i fratelli Negri; a Pettinengo i Bellia; a Pollone Guido Piacenza; a Sordevolo Gregorio Vercellone.
Abile a arruolata, l'automobile è pronta per entrare nella vita del nuovo secolo e a cambiarne incredibilmente il corso.
Mariella Debernardi
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