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lunedì, 19 febbraio 2018
Articolo di: martedì, 12 settembre 2017, 6:54 p.

«Aspettiamo 24 migranti, ma li gestiamo noi»

Pray e Coggiola: strategia comune per evitare altre aperture di strutture private

La differenza può sfuggire di primo acchito. Soprattutto se inquinata da informazioni qualunquiste. Ma, nei fatti, è sostanziale. Nei Cas, i centri di accoglienza straordinaria, i migranti - che qui vengono destinati in attesa del primo responso della commissione che deciderà sulla loro richiesta di asilo politico - vivono sotto la gestione di soggetti privati. Cooperative, associazioni, che non hanno contatti o collaborazioni con i Comuni e rispondono solo alla Prefettura, per il cui tramite stringono il loro patto con il Ministero dell’Interno. In sostanza, al paese non è data alcuna voce sulle modalità di gestione degli ospiti. Nei centri Sprar, invece, la musica è diversa. I migranti - che qui vengono destinati in genere dopo aver già ottenuto un primo via libera alla loro permanenza, e non sono quindi reduci diretti del trasferimento - sono gestiti direttamente dai Comuni, che si fanno carico di organizzare (individuando loro stessi un gestore, e prendendosi la responsabilità della scelta) la permanenza degli ospiti dal punto di vista logistico e umano. E promuovendo anche attività di integrazione non solo sociale, ma anche professionale.
In questo quadro si inseriscono oggi Pray e Coggiola, Comuni di quella Valsessera che sin dall’inizio dell’emergenza ha avuto un ruolo sostanziale nell’accoglienza dei richiedenti asilo, con oltre 50 ospiti giunti in zona e altri 100 posti già opzionati dai soggetti gestori per il futuro. Proprio alla luce di questa sovrabbondanza di realtà, e per scongiurare non solo l’apertura di nuovi Cas ma anche un gravoso aumento del numero di ospiti, i due paesi oggi si propongono per attivare un progetto Sprar. “Gestire per non subire”, affermano. Intitolando così l’incontro che giovedì alle 17, nel salone don Fava di Granero illustrerà alla popolazione, alla presenza del Prefetto Annunziata Gallo, le modalità di attuazione dell’idea, che prenderà corpo solo dopo il via libera ministeriale.
Sindaco. «Il progetto è molto simile a quello già attuato a Valle Mosso, Mosso e Trivero - spiega il sindaco di Pray, Gian Matteo Passuello -: si tratta di accogliere un totale di 24 migranti, dodici per paese, possibilmente anche donne, bambini e famiglie, sotto la diretta responsabilità dei Comuni. Il percorso, che comporterà una spesa di 1,8 milioni di euro per il triennio, pari esattamente ai classici 35 euro giornalieri moltiplicati per i tre anni e per 24 persone, sarà sostenuto dal Ministero, con una quota simbolica a carico del Comune. A noi spetterà l’attuazione dei percorsi di integrazione degli ospiti, anche dal punto di vista professionale. Il tutto in cambio, come garantito dalla Prefettura, di una contingentazione del numero di migranti presenti nei due paesi». Ovvero: della certezza che, attuando lo Sprar, non ci saranno altri arrivi e altre aperture di strutture private.
V.B.

Articolo di: martedì, 12 settembre 2017, 6:54 p.

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