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mercoledì, 26 luglio 2017
Articolo di: martedì, 10 gennaio 2017, 10:00 m.

«Sono della ‘Ndrangheta, processateli»

Chiesto il rinvio a giudizio di 23 indagati della “locale” che faceva capo alla famiglia Raso

La Procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio di 23 persone nel contesto dell’inchiesta denominata “Alto Piemonte”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia con i pm Monica Abbatecola e Paolo Toso, che a luglio aveva portato in carcere e ai domiciliari 18 persone ritenute dagli inquirenti affiliati alla ‘Ndrangheta e facenti parte della “locale” di Santhià. La cosca, stando alle indagini, sarebbe stata attiva nelle province di Torino, Biella, Vercelli e Novara. I reati contestati vanno dall’associazione di tipo mafioso all’estorsione al sequestro di persona, passando per la detenzione e il porto d’armi. Contestato persino un tentato omicidio avvenuto nel 2014 a Volpiano.
I tentacoli della ‘Ndrangheta si erano allungati con prepotenza anche nel Biellese dove - stando agli inquirenti - vari commercianti erano stati taglieggiati, spaventati a morte, picchiati, costretti a pagare per ottenere protezione. Guai a dire di no. C’è un imprenditore che s’è trovato l’auto da 80mila euro completamente distrutta dal fuoco, c’è la proprietaria di un bar a cui hanno versato zucchero nel serbatoio, a un’altra ancora hanno incendiato l’utilitaria. A un barista hanno bruciato direttamente il locale. Le botte a chi non pagava erano all’ordine del giorno. Nell’ordinanza di duecento pagine che ha fatto scattare l’operazione dell’Antimafia - a cui hanno partecipato i poliziotti delle Squadre mobili di Biella e Torino, Gico della Finanza e carabinieri di Volpiano e Chivasso - si parla anche di un fiume di droga che veniva fatto confluire verso Biellese e Vercellese, di traffico d’armi, di metodi mafiosi da fare spavento.
V.Ca.

Articolo di: martedì, 10 gennaio 2017, 10:00 m.
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