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domenica, 17 dicembre 2017
Articolo di: giovedì, 07 dicembre 2017, 9:51 m.

Il tessile in cinque anni avrà bisogno di 47 mila nuove figure

Guffanti (Giovani Smi): “Più interazione scuola-impresa per creare tecnici rispondenti al mercato”

Tessile, alimentare, Ict, ma anche meccanica e chimica: sono i settori del manifatturiero italiano in cui le relative imprese, da qui al 2021, si troveranno alle prese con un fabbisogno di figure professionali complessivamente pari a 272 mila unità. È il macro-dato che esce dal dossier, curato da Confindustria e Unioncamere, presentato, nei giorni scorsi, durante la 27ª edizione di Job&Orienta. Ma proprio dal dossier degli industriali (curato peraltro dall’imprenditore biellese Ermanno Rondi, a capo del gruppo tecnico “Formazione professionale e alternanza scuola-lavoro” di Confindustria) non escono solo dati importanti, ma esce anche un grido di allarme per la prevedibile impossibilità da parte delle scuole secondarie italiane e delle Università di mettere in campo, per tempo, i profili necessari. Perchè, se oltre il 60% di quelle 272 mila figure di cui avrà bisogno il manifatturiero italiano sarà rappresentata da diplomati e laureati in materie tecnico-scientifiche, proprio i corsi tecnici, da anni, perdono invece iscritti. L’urgenza testimoniata dal dossier è già tutta nei numeri dei fabbisogni settoriali, a partire dal settore meccanico che, al 2021, avrà bisogno d 93.550 figure (21.050 laureati e 37.610 diplomati). A seguire, il settore Ict, con un fabbisogno di 77 mila profili (di cui 35.600 laureati). Sono invece 49 mila le figure di cui avrà bisogno il settore alimentare (di cui 3.600 laureati e 13.300 diplomati), mentre il chimico potrà assorbire 5 mila nuove figure (2.300 laureati e 1.600 diplomati). Nel tessile, infine, i fabbisogni professionali ammonteranno a 47.500 unità, di cui 3.250 laureati e 16.350 diplomati. Qui, la ricerca concerne tecnici di tessitura, della confezione, della nobilitazione e della stampa tessile, per non parlare di ingegneri tessili, tecnici di processo, specialisti informatici. Eppure, negli ultimi tre anni degli Its a indirizzo “tessile, abbigliamento, moda” gli iscritti superano di poco le 2 mila unità: una cifra esigua, per un settore che richiede almeno 16.350 periti. «La formazione nel tessile è l’elemento fondante del made in Italy - commenta Alessandra Guffanti, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Smi -. Ci attende una sfida importante. Secondo le stime Excelsior entro il 2021 il settore avrà un fabbisogno previsto di lavoratori di più di 47 mila persone. Le nostre aziende avranno bisogno di più di 3.200 laureati e di più di 16 mila diplomati e, in quest’ottica, è fondamentale che imprese e mondo della formazione dialoghino di più e creino offerte formative adeguate ai fabbisogni reali del mercato». Di qui, la convinzione di dover scendere direttamente in campo anche come associazione, a partire dal convegno “Formazione tessile a 360 gradi” organizzato a fine novembre a Milano, in occasione dell’assemblea annuale del Gruppo Giovani di Smi. «Come associazione -  conclude Alessandra Guffanti - dobbiamo rivolgerci alle giovani generazioni e mostrare loro le opportunità occupazionali e di crescita professionale offerte dall’industria del tessile. Education e sinergia tra tutti gli attori che operano nel settore della moda rappresentano la priorità per il futuro del made in Italy».

Giovanni Orso

 

Articolo di: giovedì, 07 dicembre 2017, 9:51 m.

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