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venerdì, 26 maggio 2017
Articolo di: venerdì, 19 maggio 2017, 9:59 m.

L’Alberghiero in cucina coi migranti

Il frutto del lavoro comune sulla tavola della mensa della Caritas

BIELLA - Entrare in una cucina professionale è sempre interessante. Quella della mensa “Il pane quotidiano” di Caritas per qualcuno anche di più. Perché lì, tra i fornelli, a volte si alternano chef e apprendisti particolari: sono gli studenti dell’Iis “Gae Aulenti”, ramo Alberghiero, e alcuni richiedenti asilo che si trovano sul territorio.

Il corso di cucina in questione è cominciato a febbraio e si appresta a volgere al termine, in concomitanza con la fine dell’anno scolastico. Gli allievi dell’Alberghiero hanno, infatti, “prestato” le competenze che stanno acquisendo durante il loro ciclo di studi per dare avvio a un progetto che serve loro da tassello all’interno del piano dell’alternanza scuola-lavoro e, al contempo, che è legato a un’iniziativa “professionalizzante” proposta alla scuola da Sprar e Cas, gestiti dalle cooperative “Tantintintenti” e “Maria Cecilia”. Obiettivo: inserire nel tessuto sociale i profughi e consentire questa integrazione, permettendo loro di imparare le basi di un mestiere. A fare da intermediario, il consorzio “Il filo da tessere”, presieduto da Enrico Pesce, che annovera nel gruppo l’associazione “La rete”, cui è affidata la gestione della mensa Caritas.

Due gruppi di studenti da dieci persone si sono alternati, in questi mesi, nelle lezioni in cucina, che sono state anticipate da una preparazione fornita dai docenti dell’istituto, Alfio Gangarossa, Andrea Botalla e Alberto Peveraro. Nove, invece, gli allievi coinvolti, due dei quali sono ragazze. Hanno un’età compresa tra i 18 e i 29 anni e alloggiano in diverse parti del Biellese. Sono pakistani, nigeriani, senegalesi o vengono dal Gambia o dalla Siria. Due di loro, tramite il Servizio al lavoro al quale sono stati avviati da “Il filo da tessere”, sono passati a un tirocinio in altri contesti lavorativi.

Un totale di trenta lezioni accompagnate, però, da un avvicinamento alla tradizione culinaria italiana che porta i richiedenti asilo al supermercato. «Gli studenti preparano il menù, che viene visionato dai docenti - spiegano da “Il filo da tessere” - La lista degli ingredienti viene consegnata agli operatori Sprar, per la spesa al supermercato. La creazione dei piatti in cucina, poi, avviene sotto la supervisione degli studenti, oltreché di un operatore de “La rete” e di uno dello Sprar. E così la pulizia finale dei locali».

Soddisfatto anche il preside, Cesare Molinari: «Crediamo in questo progetto, perché offre ai nostri allievi la possibilità di prendere consapevolezza dell’argomento “immigrazione”, attraverso una cittadinanza partecipata e consapevole. Si tratta, poi, di un trasferimento di nozioni di base che può consentire ai destinatari del corso di proporsi come aiutanti di cucina, mansione nella quale raramente si inseriscono i nostri allievi».

Giovanna Boglietti

Articolo di: venerdì, 19 maggio 2017, 9:59 m.
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