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lunedì, 22 gennaio 2018
Articolo di: sabato, 13 gennaio 2018, 9:56 m.

Maestri pronti ad altri due scioperi

L’insegnante: «I genitori, però, ci sostengono»

«Ci sono stati alcuni disagi, è vero, ma le famiglie dei nostri alunni sono dalla nostra parte e ci sostengono. Pensi che ho ricevuto dai genitori vari messaggi di incoraggiamento, mentre ero alla mobilitazione davanti al Ministero, a Roma. Una trasferta in giornata; e martedì, tutti noi maestri eravamo in classe a fare lezione».

Quella di Rossella Zeppi è la “voce piemontese” della protesta dei maestri e maestre, diplomati magistrali abilitati, che lunedì hanno incrociato le braccia o si sono mobilitati per unirsi ai cortei organizzati nelle principali città italiane, alla volta degli Uffici Scolastici Regionali o, nel caso della Capitale, della sede del Ministero.

Lei, 35 anni, passata di ruolo due anni fa e con alle spalle una carriera nell’insegnamento cominciata nel lontano 2004, è originaria di Gattinara ma ha sempre lavorato, spiega, nel Biellese, dove tuttora è in servizio. Affiancata dai colleghi Carla Traverso e Luca Dibitonto, provenienti da altre due province sabaude, ha accolto l’incarico di portavoce del Piemonte, tra i portavoce regionali scelti in seno al coordinamento nazionale creato direttamente dai maestri italiani. Una iniziativa autonoma, la loro, che che si è legata a quella organizzata dalle sigle sindacali alle quali questi insegnanti delle scuole materne e primarie si sono affidati, ovvero Anief, Cub Scuola e Saese.

«Abbiamo portato le nostre istanze prima all’Ufficio Scolastico di Torino, poi al Miur. E non ce lo aspettavamo, ma siamo stati accolti al Ministero per parlare della nostra situazione; in particolare, abbiamo consegnato una copia della sentenza della seconda sezione del Consiglio di Stato che equipara il valore abilitante del nostro titolo alla laurea dell’attuale Scienze della Formazione primaria». Quel Consiglio di Stato che,  il 20 dicembre scorso, in adunanza plenaria ha stabilito, invece, che i diplomati magistrale (non laureati alla Facoltà di Scienze della Formazione, divenuto requisito ultimo) pur abilitati dovranno essere esclusi dalle Graduatorie a Esaurimento, elenchi dei candidati al ruolo, per venire inseriti invece nelle Graduatorie di Istituto, utili per supplenze annuali o temporanee. «Abbiamo altre lauree, facciamo corsi di aggiornamento, altri come come me sono stati giudicati idonei da una commissione durante l’anno di prova per passare di ruolo. Che fanno, prima ci assumono e poi ci licenziano?», si chiede Rossella Zeppi, che si dice pronta a sit-in con amministrazioni e genitori, fino al blocco degli scrutini. L’ultimo aut aut di Anief al Ministero, tra l’altro, è stato: decreto legge di rimedio subito per la riapertura delle Gae, altrimenti ricorso in Cassazione e alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo fino ad altri scioperi, il 1° e 23 marzo: «Certo, aderiremo alle iniziative delle nostre sigle sindacali», assicura la maestra. «Non si gioca sulla pelle altrui».

Attendono le mosse del Ministero, intanto, proprio dall’Anief, la cui delegazione, guidata dal presidente regionale e insegnante biellese Giuseppe Faraci e da quello provinciale di Torino Marco Giordano, lunedì si è mossa alla volta dell’Usr Piemonte. Regione già a corto di maestri: «Il licenziamento dei 900 assunti in ruolo con clausola rescissoria e la cancellazione dalle Gae degli inseriti con riserva lascerebbero scoperte centinaia di cattedre vuote in organico di diritto, anche immaginando l’assunzione di tutti gli aspiranti ancora presenti nelle graduatorie di merito del concorso 2016 per la primaria», dicono da Anief Piemonte. La riapertura delle Gae sarebbe utile anche per gli altri abilitati laureati in Scienze della Formazione, secondo il sindacato. La questione, insomma, è aperta, e potrebbe “allagarsi”.

Giovanna Boglietti  

Articolo di: sabato, 13 gennaio 2018, 9:56 m.

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