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mercoledì, 26 luglio 2017
Articolo di: lunedì, 17 luglio 2017, 11:01 m.

Tre “furbetti” anche alla Forestale

Si ipotizza la truffa ai danni dello Stato. Già trasferiti gli interessati

I “furbetti del cartellino” ci sarebbero anche nell’Arma dei carabinieri, tra i nuovi arrivati dell’ex Corpo forestale dello Stato, cancellato il 1° gennaio scorso dopo 124 anni di storia dalla riforma voluta dal ministro Marianna Madia. E’ in dirittura d’arrivo un’inchiesta che vede almeno tre indagati tra gli ex forestali che ora si sono trasformati in componenti del “Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri”. A Biella la sua sede è in via Pietro Micca, proprio di fronte allo storico negozio di abbigliamento “Moda Young”. Lo speciale nucleo è coordinato dal comandante ad interim con Vercelli, Maurizio Olivieri, ex vice questore aggiunto della Forestale ed ora, dopo la riforma che l’ha trasformato in un militare, alla guida dello speciale nucleo ambientale con il grado di colonnello. Contattato in merito all’inchiesta che riguarderebbe dei componenti del suo comando, l’ufficiale non ha voluto rilasciare nessun tipo di commento.

Come capita di norma in casi giudiziari che riguardano componenti delle forze dell’ordine, i presunti “panni sporchi” sono stati lavati in casa. Ad indagare sui tre ex forestali sono stati direttamente altri carabinieri, quelli della Sezione che lavora in Procura, coordinati dal maresciallo Tindaro Gullo, specialisti tra l’altro di reati come quelli contro le cosiddette “fasce deboli” e di fianco ai magistrati nelle indagini più delicate in generale. Avrebbe inoltre collaborato nelle indagini anche un reparto della stessa ex Forestale.
I tre indagati avrebbero già ricevuto l’avviso di garanzia e avrebbero dunque già ben chiara la loro posizione di iscritti sul registro delle notizie di reato. Tutti e tre, inoltre, sono stati trasferiti ad altra sede. L’ipotesi di reato che viene loro contestata è molto grave per un pubblico ufficiale: truffa ai danni dello Stato. Si attende ora solamente ciò che in gergo è noto come “415 bis”, l’avviso di chiusura delle indagini che potrebbe sfociare, al termine dei tempi tecnici di venti giorni concessi agli indagati per presentare eventuali memorie difensive, nella richiesta di rinvio a giudizio.

Valter Caneparo

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Articolo di: lunedì, 17 luglio 2017, 11:01 m.
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