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domenica, 26 aprile 2015

Derubata della borsa col trucco delle monete per terra

| Cronaca E’ riuscita ancora una volta la truffa delle monetine. Ancora una volta una signora è stata derubata della borsetta dopo che uno sconosciuto, per distrarla, le aveva fatto notare delle monetine sul marciapiede. E’ successo in un parcheggio di via Friuli a Biella. L’uomo, descritto come alto, robusto, tra i 20 e i 30 anni, si è avvicinato a una signora che era da poco uscita dal supermercato ed era indaffarata a posare le borse della spesa nell’auto, e le ha fatto notare che le erano cadute delle monetine. La donna si è fidata, si è girata verso il punto indicato e, in effetti, sul marciapiede c’erano delle monete. Sono bastati quei pochi secondi. Lo sconosciuto ha aperto la portiera dell’auto, si è impadronito della borsa della signora e se l’è filata a gambe levate. La donna ha chiesto aiuto a un passante in quanto nella borsa c’erano sia il cellulare sia le chiavi dell’auto. Indagano i carabinieri. V.Ca.

Trovano un IPhone nuovo e un portafogli gonfio e li restituiscono

| Biella Città Nel marasma generale, con i reati di microcriminalità che continuano ad aumentare, il gesto di estrema onestà di un giovane e di un cinquantenne fa ben sperare per il futuro. Uno ha trovato un IPhone del valore di parecchie centinaia di euro e lo ha restituito. L’altro ha trovato un capiente portafogli di marca, contenente documenti d’ogni genere, carte di credito e bancomat. Anche lui non ci ha pensato manco un istante a restituirlo. Dentro, con tutto il resto, c’erano ancora i soldi: circa 60 euro. Lo smartphone di valore è stato trovato da un giovane di 25 anni di Ponderano sull’autobus di linea per Vercelli. Alle 15 dell’altro giorno, il giovane si è presentato nella caserma dei comando provinciale dei carabinieri e ha restituito il telefono. E alle 19 e 20 l’oggetto è stato riconsegnato al proprietario che abita a Biella. Sempre l’altro giorno, un uomo di 48 anni, di Masserano, ha trovato un portafogli, marca Prada originale, nel piazzale delle funivie di Oropa. Dentro c’era di tutto. Ai carabinieri è stato consegnato alle 17 e 30. E nemmeno un’ora e mezza dopo si trovava già nelle mani della proprietaria, 43 anni, di Biella. V.Ca.

Gli studenti raccontano in un video i vecchi mestieri (VIDEO)

| Territorio MOSSO - Riscoprire i luoghi che tutti, in Valle di Mosso, conoscono. Ma con un occhio nuovo. E con il piacere di riportare a galla, o venire a conoscere magari per la prima volta, saperi che il tempo ha cancellato dalla memoria. I ragazzi della classe IIB e alcuni loro compagni della IIIB della scuola media di Mosso ci sono riusciti: rispondendo all’appello lanciato dal concorso nazionale "Articolo 9 della costituzione", hanno realizzato un video - ora pubblicato su You Tube - che riesce a mettere insieme proprio tutto questo. "Itinerari dei mestieri tradizionali alpini a Camandona" è il titolo del filmato che i ragazzi, sotto la supervisione dei docenti Paschetto,  Ongaretto, Cerruti e Foglio, hanno realizzato allo scopo di “raccogliere in cinque minuti le loro proposte per superare la crisi attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale locale”. Esattamente quanto richiesto dai promotori del concorso, il Ministero dei beni culturali e la Fondazione Benetton, per dar vita alla competizione ispirata all’articolo della Costituzione che valorizza il patrimonio culturale ambienatle  e artistico. «Noi abbiamo pensato all'itinerario Camandona-Mazzucco - spiega il docente Giuseppe Paschetto - e lo abbiamo caratterizzato raccontando in ogni sito un mestiere tradizionale alpino, dal carbonaio al resegat al margaro». Il video, che come da regolamento dura cinque minuti, illustra quindi «la visita guidata organizzata dagli alunni nei mesi scorsi all'interno di un progetto di cooperative learning - aggiunge il professore -, con una formula bilingue italiano-inglese che mira proprio a diffondere a livello più ampio gli elementi di interesse della parte di territorio interessata». Scena dopo scena e in vari luoghi, dunque, i ragazzi raccontano davanti alla telecamera quel che è stata la terra in cui vivono, spiegando come e dove i vecchi mestieri venivano esercitati e offrendo nozioni etnografiche sui numerosi siti toccati. Un lavoro corposo anche a livello documentario, per il quale i ragazzi hanno ricevuto l’aiuto anche «del Comune  con il sindaco Botto Steglia, del vice Mino e dello storico Ilario Guelpa», spiega ancora Paschetto. Il quale aggiunge che «alla fine del progetto è stata anche avviata una campagna di crowdfunding tra alunni e cittadini al fine di raccogliere fondi per restaurare una cappella malandata lungo il percorso».  Veronica Balocco

No al permesso in mare a pagamento

| Cronaca Ogni tanto qualche parlamentare ci riprova: infila il solito emendamento in mezzo a qualche pacchetto di leggi da approvare e rischia di far diventare reali dei veri incubi per i pescatori come quello di un ragazzino che, felice, lancia la lenza da un molo o da una spiaggia e rischia di vedersi appioppare un’ammenda fino a 204 euro. Il tentativo era contenuto di recente nel collegato Agricoltura alla Manovra economica per il 2014 attraverso il quale si chiedeva l’istituzione di una licenza di pesca in mare a pagamento. Con i soldi racimolati si intendeva finanziare prevalentemente la pesca professionale. Una cosa veramente demenziale: in un mare dove i pescatori sportivo-ricreativi e gli stessi pescatori professionali pescano sempre meno per un eccessivo sfruttamento delle risorse, a causa degli scarsissimi controlli, dell’inquinamento, dell’esercito di bracconieri all’opera che fanno ciò che vogliono e per colpa di leggi che consentono ai pescatori professionali di mettere le loro reti in ogni dove, provocando inutili stragi di piccoli pesci, si cercano di finanziare “azioni di sviluppo della concorrenza e della competitività delle cooperative e imprese di pesca nazionali”. Con quali soldi? Con quelli di tutti gli altri pescatori non professionali, da coloro che passano ore su una spiaggia praticando il surf casting, dagli spinnofili, dai pensionati o dai ragazzini sui moli, fino ai pescatori in kayak e agli amanti del bolentino con lenza a mano: in tutto, più di un milione di appassionati (contro 19mila addetti alla pesca professionale) che avrebbero dovuto finanziare l’intero Piano Nazionale Triennale della Pesca, comprese ricerche, convegni e sostentamento dei pescatori professionali. Roba da ridere a crepapelle se non ci fosse da restare basiti e con le antenne dritte. Non c’è stata associazione di pescatori che non abbia preso posizione (a partire dalla Fipsas, Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquea) e che non sia attualmente pronta a scendere sul terreno di guerra se qualche altro parlamentare (stavolta il primo firmatario dell’emendamento era il senatore Giuseppe Ruvolo da Agrigento - ex Pdl ora nel Gal), dovesse riproporre il permesso di pesca in mare a pagamento (ora è obbligatorio averlo, ma è gratuito). Forse i pescatori avrebbero potuto accettare a denti stretti l’idea di una “tassa di scopo” che destinasse i fondo raccolti allo sviluppo della pesca sportiva sostenibile e del turismo ricreativo ad essa collegato, ma di finanziare strutture che di sportivo nulla hanno a che fare, proprio non lo si può digerire.Valter Caneparo

Saccheggiati dai ladri trenta garage

| Cronaca Armati di un trapano a batteria con il quale praticano un foro in tutte le saracinesche e di un aggeggio realizzato apposta per far scattare le serrature, hanno aperto e svaligiato decine di garage tra via Addis Abeba e via Rigola. Sono gli stessi ladri che nelle notti scorse hanno rubato una moto Ducati, un’auto e delle bici di valore. E gli stessi che hanno aperto e svaligiato anche i box di via Mombello, nel complesso del condominio “Rodi 3°”. Il danno maggiore, due notti fa, lo ha riportato il proprietario di un garage di via Addis Abeba. I ladri hanno caricato sulla sua Golf blu elettrico con le chiavi inserite nel quadro, le due biciclette al carbonio che hanno trovato, una mountain bike e una da corsa, oltre a parecchio e costoso materiale da montagna. E si sono allontanati senza che nessuno si accorgesse di nulla. Il danno è enorme. Nella cantina di un uomo di 30 anni, nella stessa via, i ladri hanno rubato una valigetta con documenti e anche parecchio denaro. Mentre in via Rigola sono stati aperti almeno una trentina di garage. Non è stato trovato nulla di valore. Sono però sparite biciclette e altro materiale che ancora non si conosce in quanto non tutti i proprietari si sono già recati dai carabinieri a presentare denuncia. Valter Caneparo Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 23 aprile 2015

Cossato: da Roma meno soldi, ma l’avanzo è ok

| Economia COSSATO - E’ stato presentato il rendiconto 2014 da parte dell’assessore al bilancio Carlo Furno Marchese, affiancato dall’assessore Pier Ercole Colombo e dal dirigente Clemente Comòla. «Il sindaco,  Claudio Corradino - ha premesso Carlo Furno Marchese - non è presente in quanto è a Torino per un summit con i colleghi piemontesi, in vista di un incontro Piero Fassino, presidente dell’Anci Nazionale, per recarsi poi a Roma a protestare contro i nuovi ingenti tagli finanziari del governo Renzi». Ha aggiunto Colombo: «La  situazione finanziaria degli enti locali, comuni, province e regioni, è sempre più precaria». Si è appreso che l’avanzo di amministrazione al 31 dicembre scorso era di 865mila euro e quello di competenza di 389mila e 500 euro. I contributi dello Stato sono scesi, ulteriormente: nel 2009 erano stati di 3.500.000 e, per il 2014 appena 106 mila euro. Il ‘’Fondo di solidarietà 2015’’ è diminuito di altri 350 mila euro: da 1.300.000 è passato a 950 mila euro. Anche quelli della Regione e della Provincia hanno subito pesanti riduzioni: nel 2009 erano stati di 4.281.000 e nel 2014 appena di 981 mila. L’indebitamento del Comune, nonostante ciò, negli ultimi sei anni, è sceso di un milione di euro all’anno:  nel 2010 era di 1.055 euro ed oggi è di 771 euro pro capite. «I  servizi comunali vengono coperti, lo stesso, di gran lunga, dal Comune: solo il 23,92% è a carico dei cittadini e il restante 76,08% - ha proseguito Furno Marchese - viene supportato dal  Comune. Inoltre, abbiamo sempre rispettato il ‘’patto di stabilità’’, imposto dal  Governo, nonostante sia sempre più restrittivo». L’assessore Colombo ha, poi affermato: Abbiamo tanti progetti in mente: ad esempio la chiusura del mercato coperto, la tinteggiatura delle scuole e così via, ma ci dobbiamo limitare alle cose indispensabili. Dovremo fare miracoli per non aumentare, oltre al ritocco Istat, le tariffe dei servizi a domanda individuale (mensa, scuolabus, pre e post orario, asilo nido e centri estivi) e a limitarci a tamponare solo le strade, sistemare il cimitero e mettere in sicurezza le scuole». «Si continuerà a spendere molti soldi per i profughi – ha aggiunto Furno Marchese – a discapito dei tanti nostri cittadini che si trovano in grosse difficoltà economiche». «C’è sempre una coda di persone che si recano dall’assessore Moggio per chiedere contributi per la luce, il gas, l’affitto in quanto rischiano il taglio dei servizi e lo sfratto – ha fatto rilevare Colombo indicando il collega –. Di recente abbiamo anche dovuto ricorrere a dei ‘’servizi interinali’’, che costano non poco, per dei brevi periodi, per sostituire del personale quando era in malattia». Conclude Furno Marchese: «E pensare che abbiamo in cassa 2 milioni e 600 mila euro che, per legge, non possiamo spendere. Non è assurdo tutto ciò?». Il documento verrà presentato martedì 28 aprile all’esame e all’approvazione definitiva del consiglio comunale. Franco Graziola

Lavoro dopo gli studi, timida ripresa

| Economia Anche analizzando la condizione occupazione dei neolaureati italiani si registrano timidi segnali di ripresa del mercato del lavoro. Le speranze per un 2015 più roseo non cancellano i pesanti effetti della recessione sui giovani, anche se laureati, che hanno pagato e pagheranno in futuro il prezzo più elevato della crisi. Sono i dati che emergono dal XVII Rapporto del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea sulla Condizione Occupazionale dei laureati italiani, presentato giovedì scorso a Milano Bicocca. L’indagine, che ha coinvolto a livello nazionale quasi 490.000 laureati delle 65 università aderenti al Consorzio, ha preso in esame i laureati di primo e secondo livello del 2013, del 2011 e del 2009, intervistati rispettivamente a uno, tre e cinque anni dalla laurea. Per l’Università del Piemonte Orientale l’indagine ha riguardato complessivamente 2.605 laureati. I laureati del 2013, intervistati a un anno dalla laurea, sono stati 1.194 laureati triennali e 311 laureati magistrali biennali (un tasso di risposta dell’87%). Il tasso di occupazione dei neolaureati triennali è pari al 59%, un valore di gran lunga superiore alla media nazionale (41%). Tra gli occupati triennali dell’Università del Piemonte Orientale il 52% è dedito esclusivamente al lavoro, mentre il 7% coniuga la laurea magistrale con il lavoro.  Chi continua gli studi con la laurea magistrale è circa il 29% (la media nazionale è del 54%): il 22% è impegnato esclusivamente nella laurea magistrale, mentre, come si è detto, il 7% studia e lavora. Il 15%, non lavorando e non essendo iscritto alla laurea magistrale, si dichiara alla ricerca di lavoro. Il lavoro stabile – contratti a tempo indeterminato e lavoro autonomo (lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) – coinvolge, a un anno dalla laurea, 44 laureati occupati su cento di primo livello, un valore nettamente superiore alla media nazionale del 33%. Gli occupati che non hanno un lavoro stabile rappresentano il 56% (prevalentemente con contratti a tempo determinato, mentre il 4% è senza contratto). Il guadagno (calcolato su chi lavora solamente) è in media di 1.182 euro mensili netti. A livello nazionale è di 1.008 euro.  L’analisi deve tenere conto che si tratta di giovani che in larga parte entrano subito dopo il conseguimento della laurea triennale nel mondo del lavoro: il 59% contro il 41% della media nazionale. A dodici mesi dalla conclusione degli studi, risulta occupato il 65% dei laureati, un valore superiore alla media nazionale del 56%. Il 15% dei laureati continua la formazione (a livello nazionale è il 14%). Chi cerca lavoro è il 20,5% dei laureati magistrali, meno del totale dei laureati che è il 30,5%. A un anno dalla laurea, il lavoro è stabile per 52 laureati occupati su cento, più della media nazionale (34%). La precarietà riguarda il 47% del collettivo (prevalgono i contratti a tempo determinato; mentre i senza contratto sono il 2%). Il guadagno è superiore alla media nazionale: 1.230 euro mensili netti, contro i 1.065 del complesso dei laureati magistrali. I laureati biennali magistrali del 2009, intervistati a cinque anni dal titolo, sono 234, con un tasso di risposta del 80%. L’84% è occupato, valore superiore alla media nazionale, pari all’81%. Il 7% risulta ancora impegnato nella formazione (è il 6,5% a livello nazionale). Chi cerca lavoro è il 9% contro il 12% del complesso dei laureati. La quota di occupati stabili cresce apprezzabilmente tra uno e cinque anni dal titolo, raggiungendo il 73% degli occupati (è il 70% a livello nazionale). Le retribuzioni nominali arrivano, a cinque anni, a 1.455 euro mensili netti (sono 1.356 euro a livello nazionale). Laura Cavalli

Botte e sofferenza alla moglie

| Cronaca Ne ha fatte passare di tutti i colori alla moglie, quantomeno dall’ottobre 2007 al febbraio 2010 quando, ormai esasperata dai continui atti di violenza, dagli insulti e dalle minacce, la donna aveva deciso di andarsene di casa. Pubblicheremo solo le iniziali del cognome dell’imputato per tutelare una minorenne. Accusato di maltrattamenti in famiglia, Giuliano C., 51 anni, di Trivero (avvocato Giorgio Triban), è stato condannato dal giudice, Paola Rava, a un anno e otto mesi di reclusione oltre al risarcimento del danno  - da liquidarsi in separato giudizio - e alla refusione delle spese processuali. Secondo il capo d’accusa, l’imputato avrebbe più volte buttato fuori di casa la moglie (rappresentata dall’avvocato Enrica Ramella Valet) costringendola a dormire in macchina. L’avrebbe poi picchiata, minacciata, insultata di continuo, causandole una vita d’inferno. Le avrebbe inflitto ripetute sofferenze fisiche e psicologiche per motivi per lo più legati alla gelosia. In una circostanza avrebbe persino scagliato il telecomando del televisore in faccia alla moglie causandole ferite giudicate guaribili in più di una settimana. V.Ca.

A Biella tornano lanci e battute

| Sport Quando sua mamma gli ha chiesto di venire a vivere in Italia la sua prima domanda è stata: «Ma lì c’è il baseball?». La risposta fu sì. Era il 1997. In realtà a Biella la squadra non esisteva già più, così cominciò a giocare a Vercelli coltivando il sogno di fondare una società nella città in cui era venuto a vivere: «Ora che ho 29 anni ho deciso di provarci», racconta Andres Castillo, anima dei Biella Bears Baseball che sabato scorso hanno esordito in casa nel Campionato amatori. In casa, si fa per dire. Perché in realtà non hanno un vero campo: «Quando ero piccolo giocavo per strada a La Romana, la mia città natale a Santo Domingo. Ci bastava un prato. Ora non ho neanche quello. Sabato scorso abbiamo giocato dietro la piscina Rivetti, ma dalla prossima partita forse dovremo pagare un affitto e non possiamo permettercelo. Abbiamo il materiale per allestire il campo e giocare, tutto sommato anche adesso ci basterebbe un prato di almeno 85 metri per 85». Quando Andres ha deciso di fondare la società il primo passo è stato rivolgersi a Piero Ramella, già presidente della polisportiva Angelus Biella nella cui squadra di baseball avevano giocato assieme, ed ora presidente dei Biella Bears Baseball: «Il mio ruolo è di supervisore - racconta Ramella, titolare del negozio Equipe Olympique e ideatore, insieme ad Alberto Vineis, della Mostra dello sci -. La squadra è buona. Nelle prime due partite ha perso 19-13 e 10-6, ma per adesso c’è ancora un po’ di confusione nei ruoli. Andres, ad esempio, è un ottimo ricevitore ma sta facendo giocare altri in quel ruolo in attesa di trovare l’assetto migliore». Il reclutamento lo ha fatto Andres Castillo: «Sono partito da cinque miei amici, altri li ho trovati con il passaparola e altri ancora ci hanno contattato su Facebook. Ora abbiamo un bel gruppo di ragazzi che abitano a Biella, composto soprattutto da dominicani e cubani, con due brasiliani e due italiani». Uno, Edoardo Caniati, ha attraversato il baseball biellese dalla Serie C degli anni ‘80 ad oggi: «Per gli italiani - prosegue Castillo - non è sempre facile diventare buoni giocatori di baseball. Molti si stufano quando vedono che ai latinoamericani riesce tutto più naturale. Ma per chi continua, come Edo, diventa una droga: la palla da baseball se l’è anche tatuata». Matteo Lusiani
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