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mercoledì, 26 luglio 2017

Rapinato distributore a Ponderano

| Cronaca L'ha spintonata con forza e l'ha minacciata. Poi le ha rubato la borsa con l'incasso delle slot machine, del bar e del distributore, in tutto circa 25mila euro in contanti. Brutta avventura ieri sera intorno alle 20 per la benzinaia di 30 anni che da circa un anno gestisce con il marito bar e distributore di carburante "Repsol" che si affaccia lungo il Maghettone, in territorio del comune di Ponderano, a poche decine di metri con la rotatoria che regola il bivio per Mongrando e Borriana. Il rapinatore, con passamontagna e casco integrale tipo cross, alto sull'uno e 85, muscoloso, si è allontanato con l'auto della donna, una Volkswagen Golf, che ha abbandonato poco distante, lungo via per Borriana, dove, evidentemente, aveva lasciato in precedenza un mezzo "pulito" da utilizzare per la fuga. Non si esclude che potesse essere una moto. L'auto è stata ritrovata dalla polizia. Delle indagini se ne stanno invece occupando i carabinieri che ieri mattina si sono fatti consegnare i video registrati dalle telecamere a circuito chiuso di cui è dotata la stazione di servizio. La giovane donna è stata rinchiusa nello stesso bar: "Abbassa la testa e non ti muovere altrimenti non sai cosa ti succede.", le ha intimato il rapinatore, che aveva un accento straniero, forse dell'Est Europa, prima di andarsene. La benzinaia, spaventata e sotto shock, è rimasta in quella posizione per parecchio tempo fino a quando il marito, preoccupato perché la moglie non rispondeva al telefono, è tornato al distributore e si è messo a bussare con forza contro i vetri del locale urlando più volte il suo nome: "Francesca, Francesca.". Solo allora la donna ha capito che l'incubo era finito e ha aperto la porta al marito. L'allarme è scattato subito dopo, ma di tempo ne era purtroppo trascorso parecchio. Il rapinatore ha così avuto la possibilità di far perdere ogni traccia.

Accusati di furto di pesci

| Cronaca Asportare carpe e carassi con le reti  nel Lago di Viverone, è costato caro a un moldavo di 38 anni proveniente dal Torinese e a suo figlio di 15 anni. Entrambi - l'ufficialità è stata data ieri - sono stati denunciati dai carabinieri del comando di Cavaglià per il reato di furto aggravato in quanto i pesci del lago sono considerati di proprietà del Comune di Viverone che possiede i diritti esclusivi di pesca sull'intero bacino. All'uomo è stata inoltre elevata una pensante sanzione di duemila euro - come prevede la legge sulla pesca contro il bracconaggio - e sono stati sequestrati un canotto, tre spezzoni da cento metri di rete e undici pesci già morti. Il sindaco di Viverone, Renzo Carisio, è stato nominato custode giudiziario dei beni sequestrati. L'ennesimo blitz a Viverone è avvenuto domenica a mezzanotte a Punta Cuneo da parte delle Guardie ittiche venatorie dell'Arci Pesca Fisa di Biella e della città metropolitana di Torino che hanno lavorato a stretto contatto di gomito a gomito con i carabinieri del Nucleo forestale.

Al via il rifacimento delle strisce

| Biella Città BIELLA - «Abbiamo deciso di investire 250mila euro apposta, perché non fosse una toppa messa dove c'era più urgenza ma un intervento che andasse a risolvere sistematicamente il problema». Marco Cavicchioli è tra i più soddisfatti della partenza del piano di rifacimento della segnaletica orizzontale in città. Il primo intervento è stato nei giorni scorsi a Pavignano, dove sono state ridipinte tutte le strisce pedonali sulle strade di competenza comunale e sono stati “rinfrescati” i segnali di stop agli incroci oltre a ulteriori ritocchi ai parcheggi, specie quelli per disabili. I lavori proseguiranno al Villaggio La Marmora per poi toccare tutti gli altri rioni. «Ma cominciando dalle periferie» sottolinea il sindaco «perché ci è stato chiesto a gran voce negli incontri della giunta nei quartieri e perché nessuno deve sentirsi escluso o non parte della città». Dopo il primo segmento di lavori da 60mila euro si procederà rapidamente con gli altri interventi, in modo da arrivare al lavoro compiuto prima della stagione fredda. «Non è stato facile trovare i fondi» afferma Cavicchioli «ma era importante cambiare il modo di affrontare la questione: con questo investimento risolviamo il problema in tutti i rioni e lo si fa, si spera, per un po' di tempo, dando più sicurezza a pedoni e automobilisti e dando l'impressione di una città curata dalle strade principali a quelle di periferia. Non era mai accaduto prima». Proprio il tema della sicurezza stradale è stato il protagonista di tutte le riunioni nei quartieri. Ora arriva la risposta del Comune di Biella.

L’Arpa mette sul mercato un fabbricato

| Generale BIELLA - Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, mette in vendita o in locazione un proprio fabbricato che è inutilizzato da tempo e si trova all’interno del complesso di Città Studi a Biella. Le manifestazioni di interesse sono destinate a enti pubblici o a imprese private che intendano investire sul fabbricato stesso. L’immobile si trova in via Pella. Si tratta di una porzione di capannone industriale con annessa area pertinenziale. Il corpo di fabbrica che costituisce il capannone ha pianta rettangolare, suddivisa in tre campate, per una superficie lorda di 1.791 metri quadrati oltre alla porzione di area, a cortile di pertinenza, della superficie complessiva di 1.791 metri quadrati, per un totale di 3.906 metri quadrati. Il fabbricato, costruito nel 1977 con destinazione a “Polo di formazione per tessili professionali, è composto da un piano fuori terra di altezza, per un volume di 16.920 metri cubi. L’accesso veicolare e pedonale è da via Pella. La porzione di immobile oggetto di stima, pur essendo all’interno del complesso di Città Studi, costituisce una unità indipendente, ben disimpegnata e nettamente scorporabile. La zona viene individuata dal Piano regolatore generale come area per servizi e impianti di interesse generale pubblico e di uso pubblico e privato. L’immobile, come detto, risulta di proprietà di Arpa Piemonte. I soggetti che sono abilitati alla presentazione di manifestazione di interesse e modalità di selezione sono gli enti pubblici, le imprese private o i sindaci. I soggetti che manifestano l’interesse, saranno invitati a presentare un’offerta formale secondo modalità ad evidenza pubblica. Lo stato di conservazione del capannone. Il fabbricato si trova in stato di abbandono e degrado. In particolare la copertura del tetto è stata di recente in parte rifatta con guaina bitumosa. Si riscontrano internamente alcune zone dove ci sono delle infiltrazioni di acqua piovana dal tetto, in quanto probabilmente alcune guiane si sono fessurate, ma non sono infiltrazioni di entità rilevante. Il capannone non dispone di forniture di acqua, gas e luce. L’impianto idrico è presente interamente in una linea di distribuzione dell’acqua che arriva da Città Studi e conduce all’unico lavandino presente. L’impianto di riscaldamento al momento è assente, mentre è presente quello elettrico. Due le possibilità. Per quanto riguarda la proposta di locazione, la manutenzione straordinaria sarà a carico della proprietà, mentre la manutenzione ordinaria spetterà all’affittuario. Rispetto all’importo del canone, potranno essere portate in compensazione le spese di manutenzione straordinaria concordate e prese in carico dal conduttore, prevedendo evenutali elementi compensativi qualora il valore di tali interventi dovesse eccedere il valore del canone per l’intera durata contrattuale. Il canone di locazione avrà una durata di sei anni, rinnovabile per altri sei. Le spese di registro sono al 50 per cento a carico del locatore e al 50 a carico del conduttore. Il pagamento del canone di affitto è in rate semestrali anticipate e a garanzia dovrà essere presentata una fideiussione bancaria o una polizza assicurativa dell’importo pari a tre mensilità del canone di locazione. Le manifestazioni di interesse dovranno giungere entro le 12 del 4 settembre e dovranno contenere l’indicazione del soggetto interessato, i suoi recapiti telefonici e mail, la specificazione dell’intenzione ad acquistare o a locare, l’indicazione dell’attività che si intende effettuare. Le dichiarazioni potranno essere inviate con Pec all’indirizzo tecnico@pec.arpa.piemonte.it oppure via posta, ad Arpa Piemonte, in via Pio VII, 9, 10135 Torino con la dicitura “Manifestazione di interesse per la locazione o acquisto di bene immobile di proprietà di Arpa Piemonte”. Enzo Panelli

Riso, obbligatoria l'indicazione d'origine

| Generale Il Governo accelera sull’indicazione d’origine obbligatoria del riso e la Coldiretti interprovinciale plaude all’iniziativa, definendolo “un passo molto positivo e  coerente con gli impegni assunti davanti ai nostri risicoltori” come sottolinea Paolo Dellarole, presidente di Coldiretti Vercelli Biella che ha delega regionale per il settore riso.In concreto, i ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda hanno firmato i due decreti interministeriali per introdurre l'obbligo di indicazione dell'origine del riso e del grano per la pasta in etichetta.“Un passo – sottolinea Dellarole - che risponde anche alle esigenze di oltre il 96% dei consumatori che chiedono che venga scritta sull'etichetta in modo chiaro e leggibile l'origine degli alimenti secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole”.“Di fronte all’atteggiamento incerto e contraddittorio dell’Unione Europea che obbliga ad indicare l’etichetta per la carne fresca ma non per quella trasformata in salumi, per il miele ma non per il riso, per il pesce ma non per il grano nella pasta, per la frutta fresca ma non per i succhi, l’Italia che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie” anche – precisa Coldiretti - con un profonda revisione delle norme sul codice doganale nel settore agroalimentare, che pretendono paradossalmente di chiamare addirittura farina italiana quella ottenuta dal grano straniero macinato in Italia.Con la decisione di accelerare sull’etichettatura di origine obbligatoria anche per la pasta e per il riso di fronte alle incertezze comunitarie si realizza un passo determinante nella direzione della trasparenza dell’informazione ai consumatori in una situazione in cui però - precisa la Coldiretti -1/3 della spesa degli italiani resta anonima.L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine non consente di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionale e con esse il lavoro e l’economia del vero Made in Italy.L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. Da allora molti risultati sono stati ottenuti anche in Europa ma - continua la Coldiretti - l’etichetta non indica la provenienza degli alimenti, dai salumi al concentrato di pomodoro ai sughi pronti, dai succhi di frutta fino alla carne di coniglio. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti ha fatto scattare il 19 aprile 2017 l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

«Sono io l’assassino di Erika»

| Cronaca Non erano nemmeno scoccate le 17 e 30 di sabato quando Dimitri Fricano, accompagnato dai genitori, è arrivato a piedi davanti a Palazzo di giustizia di Biella dove, ad aspettarlo, al piedi della scalinata, c’era il maresciallo Tindaro Gullo, comandante dell’aliquota carabinieri della Sezione di polizia giudiziaria. Il giovane, 30 anni, commesso in un negozio di scarpe, unico indagato per l’omicidio della sua compagna di una vita, Erika Preti, 28 anni, appariva molto provato, tremante, con gli occhi lucidi. Poco dopo sono arrivati il difensore, avvocato Alessandra Guarini, e l’investigatore privato Nicola Santimone, ex maresciallo dell’Arma, che negli ultimi giorni è rimasto accanto a Dimitri in tutti i suoi spostamenti. Al terzo piano, nell’ufficio dei carabinieri, alla presenza del procuratore capo, Teresa Angela Camelio, degli altri due marescialli e dell’appuntato che compongono una squadra molto affiatata, in grado negli anni di risolvere decine e decine di casi tra i più difficili, Dimitri ha confessato. Ha ripetuto, davanti alla piccola telecamera che per un’ora e mezza ha registrato ogni sua parola, ogni sua espressione, ogni sua lacrima, ciò che fino a mezz’ora prima aveva ricordato nell’ufficio del suo difensore. «Sono stato io, ho ucciso io Erika. Non volevo farlo, l’amavo tantissimo...», ha esordito.La smentita. Quel giovane che tutti descrivono come molto riservato, mite e a tratti remissivo, ha smentito se stesso, la sua prima versione del fantomatico rapinatore dalla carnagione olivastra e i capelli rasati che aveva ucciso la sua fidanzata e stordito lui con una grossa pietra pomice trovata in casa, per rubare un portafogli con 500 euro e un orologio Rolex. A 40 giorni esatti da quella domenica mattina,11 giugno, Dimitri ha spiegato come e perché si è trasformato in uno spietato omicida, capace di sgozzare con due tremendi fendenti la donna che diceva di amare più di ogni altra cosa al mondo. Tra pianti liberatori e ripetuti «non volevo», il commesso del Vandorno ha risposto a tutte le domande degli investigatori e del Procuratore, ricostruendo nel dettaglio tutte le fasi del delitto avvenuto nella villetta di amici a San Teodoro, in Sardegna, dove la coppia stava trascorrendo un breve periodo di vacanza.Il racconto. «Da due anni e mezzo, Erika non perdeva occasione per rimproverarmi e insultarmi», ha spiegato il giovane. Il loro rapporto si era ormai incrinato. Ma nessuno dei due se la sentiva di interrompere la relazione. Stando al racconto del giovane, quella domenica mattina era stato lui a preparare i panini per la gita in gommone. «Non volevo che si stancasse, desideravo solo che si godesse le ferie - ha puntualizzato Dimitri -. Ma qualunque cosa facessi, per lei c’era sempre qualcosa di sbagliato...».Valter Caneparo Leggi di più sull'Eco di Biella di lunedì 24 luglio 2017 

«Dimitri uno di famiglia, non potevamo pensare che avesse fatto male ad Erika...»

| Cronaca PRALUNGO -  «Abbiamo saputo, siamo rimasti sconvolti. Quand’è tornato dalla Sardegna, l’ho guardato negli occhi e gli ho chiesto se fosse stato lui a fare del male alla mia dolce nipote. Ma lui ha negato, mi ha abbracciato forte e ha negato...». A parlare è la nonna paterna di Erika Preti, 28 anni, la commessa uccisa con due precisi fendenti alla gola dal suo convivente. E’ persona mite la nonna di Erika, gentile. Al giornalista che attraverso le sbarre del cancelletto d’ingresso di quella casa nel cuore di Pralungo, le chiede cosa ne pensa della confessione di Dimitri, rivolge solo poche parole. «Gli abbiamo sempre creduto - spiega -, era uno di famiglia, non potevamo pensare che avesse fatto male alla nostra Erika...».Ricorda il nome di Dimitri inserito nei manifesti a lutto in occasione dei funerali della nipote, ulteriore conferma che tutti, in quella famiglia, avevano creduto sin dal principio nell’innocenza del giovane cresciuto al Vandorno che frequentava la loro Erika ormai da una decina d’anni.Il volto di quella mite signora si fa cupo solo quando ricorda l’abbraccio di Dimitri, due giorni dopo che era tornato dalla Sardegna, dopo che era stato dimesso dal reparto psichiatrico dell’ospedale di Olbia, dov’era rimasto ricoverato per due settimane: «Quel giorno mi ha abbracciato forte, gli ho creduto. Invece...». Si mette a posto il grembiule e aggiunge: «Non posso dire altro, non ho altro da dire. Povera Erika». Saluta e rientra in casa.V.Ca.Leggi di più sull’Eco di Biella di lunedì 24 luglio 2017
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