Eco di Biella

Eco di Biella

Eco di Biella - L'Informazione è Indipendente!
Fondato nel 1947 / In edicola il lunedì e giovedì

Il giornale di Oggi

Sfoglia abbonati
lunedì, 22 gennaio 2018

Quasi 6mila visitatori per gli Ecomusei

| Generale L’anno appena terminato è stato complessivamente positivo per l’Associazione Ecomuseo Ami: i risultati operativi ottenuti sono stati buoni, le entrate sono rimaste stabili e il bilancio 2017 chiuderà sicuramente in pareggio.Le principali iniziative 2017 dell’Ecomuseo si sono chiuse in modo sostanzialmente soddisfacente: nonostante i pesanti impegni burocratici e l’aggravio dei costi generati dall’abolizione dei vouchers, la Rete Museale Ami,  che quest’anno raccoglieva 11 piccoli musei del territorio, ha ottenuto risultati lusinghieri Nei musei sono entrati 5.671 visitatori, tutti accuratamente registrati (secondo miglior risultato del primo settennato di vita della Rete Museale ami). Inoltre, ancora una volta la maggior parte dei visitatori (54%) è venuta da aree esterne all’Ami, dato interessante sia perché questi sono i visitatori che più spendono sul territorio e sia perché l’analisi della loro provenienza mette in evidenza che l’azione promozionale dell’Ecomuseo raggiunge, con regolarità ed efficacia, Piemonte, Lombardia e Liguria. «Nessuna formale lamentela - spiegano poi i responsabili della rete - è stata espressa da parte dei visitatori (a conferma di  una consolidata tradizione di qualità del servizio offerto)».Il Circuito delle Chiese Romaniche  dell’Ami,  iniziativa che promuoveva, lo scorso anno, 12 edifici sacri collocati nei pressi della Via Francigena e della Via Romea e che si rivolge ad un pubblico più acculturato e strutturalmente meno numeroso di quello della Rete Museale Ami, ha incontrato, nelle Chiese presidiate da personale assunto dall’Ecomuseo, gli stessi problemi di maggiori costi e di pesantezza burocratica citati per la Rete Museale Ami. Il numero dei visitatori (922) è rimasto sostanzialmente stabile ma, mentre nelle due precedenti stagioni i dati di affluenza di alcune chiese, aperte da volontari che l’Ecomuseo non poteva controllare, erano stimati con una certa benevola approssimazione, i dati di affluenza 2017 sono certi. I visitatori provenivano – per il 54% -  dall’interno dell’Ami e per la restante parte dall’Italia nord-occidentale; il 3% sono stati stranieri, dato su cui riflettere, visto che molti di questi monumenti storici e religiosi sorgono nei pressi della Via Francigena e della Via Romea. Il servizio offerto ai visitatori è stato buono; nessuno se ne è formalmente lamentato. Il Canavese Photo Contest. La seconda edizione di questa gara, cui possono partecipare tutti coloro che realizzano foto e/o video sulla natura e sulla cultura del nostro territorio, ha prodotto risultati alterni, fors’anche perché non erano previsti premi di sorta. I fotografi partecipanti non sono aumentati, oltre che per la citata assenza di premi, forse anche perché nell’edizione precedente, la premiazione era stata organizzata in modo poco gratificante. I voti espressi da persone che hanno cercato e valutato le foto messe in internet dalla giuria tecnica, sono cresciuti di più del 50% passando da circa 4.000 a oltre 6.200, a testimonianza di una crescente attenzione verso il Canavese Photo Contest; sono voti espressi soprattutto da internauti delle aree metropolitane di Torino e di Milano, dato interessante per il suo potenziale risvolto turistico.Le risorse economiche, di cui l’Ecomuseo Ami ha potuto avvalersi per progettare, organizzare e gestire le iniziative di cui sopra e le varie altre minori di cui si è occupato, sono state inferiori alle attese, ma, in attesa di tempi migliori,  un rigoroso controllo dei costi ha consentito di mantenere un buon equilibrio tra entrate ed uscite.

“Giovane, vai a zappare la terra!”

| Territorio “Ma vai a zappare la terra!”. La frase potrebbe non essere più vista come un invito a dedicarsi a qualcosa di meno “nobile”: sono ben otto, infatti, i soggetti - privati e pubblici - che in queste settimane cercano proprio giovani disposti a mettersi in gioco così, vanga in mano e stivali ai piedi, per tentare una nuova esperienza di vita. “Terra colta”, il corposo progetto finalizzato alla promozione del servizio civile in ambito “agricolo”, mira proprio a questo: recuperare  e   riutilizzare le  terre  abbandonate  e  incolte  convertendole  in aree coltivate, attraverso la realizzazione di orti sociali e didattici, la promozione di idee per la creazione  di  redditi  alternativi  e  occupazionali  in  agricoltura,  l’autoproduzione  e  il  consumo sostenibile  per  il  benessere  la  salute. Il tutto sfruttando le forze - non solo mentali, ma soprattutto fisiche - dei giovani che, appunto attraverso il servizio civile,  abbiano voglia e interesse a tentare questa esperienza. Il progetto è proposto da una rete di  associazioni locali e piccoli Comuni che operano in un territorio di confine tra tre province e un’associazione Torinese: Andirivieni  di Sala Biellese (che offre un posto); Vivere la fattoria di Roppolo, per 2 posti; Circolo Legambiente Dora Baltea di Ivrea, per 1 posto; Comune di Chiaverano, per 2 posti; Comune di Roppolo, per 1 posto; Comune di Salussola, per 1 posto, Comune di Cavaglià,  per 1 posto; Comune di Alice Castello, per 1 posto. Il tutto, dunque, per un totale di 10 posti di servizio civile a disposizione, cui verrà affidato il compito di tentare di dare nuova vita alle economie di queste zone: «Il cambiamento di prospettiva verso un'agricoltura e un turismo ecologicamente sostenibili  - spiegano infatti i promotori del progetto - sarà la chiave  di volta  per  rilanciare  questo  territorio  e  le  sue  attività,  come  già  mostrano  i  risultati  di alcune esperienze locali dal punto di vista analitico e dal punto di vista progettuale. Facciamo  riferimento - puntualizzano -  ai  progetti  portati  avanti  in  questi  anni  da  associazioni  come  (per  fare  solo alcuni  esempi)  Ecoredia  di  Ivrea,  Coltiviviamo  di  Roppolo,  l’Agenzia  della  Serra  a  Zubiena (Vermogno)  e  dai  comuni  di  Roppolo,  Viverone,  Zimone,  Dorzano,  Cavaglià,  Alice  Castello  e  Moncrivello che nell’ultimo anno hanno avviato progetti  di  gestione  e  rilancio  del  territorio  con ricadute importanti dal punto di vista occupazionale e di promozione territoriale».  Per quanto riguarda le possibilità sul territorio biellese, in particolare, nella sede di Andirivieni il giovane supporterà la collaborazione con il Comune e la scuola di Occhieppo Inferiore per la gestione dell’orto didattico, estendendo l’esperienza ad altri Comuni, l’asd Vivere la Fattoria di Roppolo, grazie al servizio civile, intende invece dare maggior sistematicità alle attività educative e al ripristino della rete di sentieri; il Comune di Roppolo, invece, impiegherà il giovane a supporto delle attività già avviate in zona, da Orto di Serra ai progetti di ColtiViViamo, sino al neonato Slowpark; Cavaglià punterà poi a dare supporto alle attività degli uffici comunali e alla manutenzione del territorio, mentre Salussola rafforzerà con il nuovo giovane le attività finalizzate alla cura e promozione del territorio. Il bando è dedicato ai giovani  dai 18 ai 28 anni. Questo il calendario di incontri promossi dai Comuni per illustrare le iniziative:  mercoledì 24 gennaio, alle 17, presso il Comune di Roppolo (incontro informativo);  venerdì 26 gennaio, alle 21, presso il Comune di Alice Castello (incontro informativo). Le candidature possono essere presentate entro il 5 febbraio 2018.   Veronica Balocco

Uib lancia a Biella Industria 4.0

| Generale Big Data, cloud manifacturing, automazione cognitiva, internet of things, smart manifacturing, sharing economy... Cosa accomuna tutti questi termini? Sono tutti concetti legati all’Industria 4.0, il frutto della cosiddetta Quarta Rivoluzione industriale. Questo sarà il tema al centro del workshop “Industry 4.0: strumenti operativi, tecnologie e servizi di supporto per le imprese”, in programma martedì 30 gennaio all’Unione Industriale Biellese. L’evento sarà la tappa piemontese del programma ideato da Confindustria che si snoderà a livello nazionale attraverso 18 incontri sul territorio. A mettere l’accento sull’opportunità di conoscere gli strumenti e le frontiere dell’Industria 4.0 è Pier Francesco Corcione, direttore dell’Unione Industriale Biellese. Biella è la seconda tappa del roadshow organizzato da Confindustria, l’unica a livello regionale. Perché un imprenditore dovrebbe partecipare? «Prima di tutto sono orgoglioso del fatto che il ciclo di incontri di rilevanza nazionale farà tappa proprio sul nostro territorio. E’ un’opportunità preziosa per informarsi sugli strumenti a disposizione, non solo dal punto di vista fiscale, per potersi orientare nella scelta strategica che ogni impresa, oggi, deve affrontare per diventare un’impresa “4.0”». Il passaggio alla quarta rivoluzione industriale traghetta le imprese verso una nuova dimensione, che affianca risorse fisiche e virtuali. Le imprese sono pronte? «L’evoluzione “digitale” non è qualcosa che avverrà in futuro, ma è già in atto e incide sul ogni aspetto, dalle relazioni sociali all’organizzazione aziendale. Sono certo che gli imprenditori siano pronti a cogliere soprattutto i vantaggi dell’Industria 4.0: la possibilità di rivedere i propri processi in un’ottica di miglioramento strategico, di efficacia operativa e di efficienza commerciale». In questo cambiamento il Piano Industria 4.0 rappresenta uno strumento efficace? «Attraverso il Piano Industria 4.0, che è stato costruito anche grazie all’azione di Confindustria, per la prima volta si affronta il tema della politica industriale, immaginando quale sarà il Paese che vogliamo fra 20 anni. Questo aspetto, di per sé, rappresenta un elemento fortemente positivo. Le misure disegnate a supporto delle imprese sono importanti e certamente molto apprezzate. La convenienza fiscale, però, è soprattutto un pretesto, un punto di partenza per migliorare le aziende di grandi come di piccole dimensioni». Proprio per “prepararsi al futuro”, come ricorda il sito dedicato di Confindustria preparatialfuturo.confindustria.it, l’incontro che sarà organizzato a Biella in collaborazione con il Digital Innovation Hub piemotese vuole essere un punto di riferimento per avere le idee più chiare sull’ampio e variegato panorama di Industria 4.0. La sessione della mattina sarà dedicata a illustrare come l’innovazione digitale possa cambiare le strategie di business e come la manifattura del futuro evolverà i propri processi con l’ausilio delle tecnologie abilitanti. La sessione pomeridiana, invece, si concentrerà su quattro focus tematici per approfondire: la gestione dei consumi energetici; la gestione della produzione; il revamping di impianti industriali; la sicurezza delle infrastrutture tecnologiche che trasmettono dati. Info e adesioni: www.ui.biella.it 

«La mia vita di donna, mamma e guida alpina»

| Generale Si divincola al telefono tra una domanda della giornalista e una fuga della figlia ancora piccola. «Un attimo che sono al supermercato... oggi i bambini non vanno a scuola, è giorno di sci qui in val d’Aosta. Peccato però che oggi sia tutto chiuso per vento... e allora nulla, si fa la spesa». Anna Torretta te le spiega così, le cose qualunque della vita. Della sua vita. Il giro per gli acquisti, la famiglia da accudire, un lavoro cui pensare. Solo che, a differenza della maggior parte degli italiani, persi tra l’asfalto e gli affanni, le giornate di questa piccola forza della natura oscillano tra una parete di ghiaccio e un pannolone, una via di misto e una pappa da preparare. Difficile pensare che, con una mamma così, i due figli di Anna Torretta, guida alpina di Courmayeur, pluricampionessa di arrampicata su ghiaccio, esploratrice e oggi anche scrittrice (nei giorni scorsi alla Domus di Sagliano la presentazione del libro “La montagna che non c’è”),  non siano destinati a vivere di montagna. «Per loro è un ambiente naturale - spiega lei -. sono sempre con me, quindi vivono questo contesto come qualcosa di molto normale. E’ il luogo in cui lavora la mamma. Che poi questa mia passione diventerà anche la loro è tutto da vedere, ovviamente. Ora sono piccoli; hanno un anno e mezzo e cinque anni: solo col tempo capiremo se dovremo regalare loro delle picche da ghiaccio o delle scarpe da ballo». Ride un po’, Anna Torretta. E non nasconde la sua abilità  a snodarsi, come tra le candele di ghiaccio, anche tra le difficoltà di ogni giorno.   Donna, guida alpina, arrampicatrice su ghiaccio. Difficile conciliare il tutto? «Beh, noi donne siamo fenomenali nel complicarci la vita. A parte gli scherzi, me la cavo bene. Ricevo un grande aiuto dalle ragazze alla pari che ogni anno lavorano per me: senza di loro sarebbe davvero molto complicato».   Essere donna è un valore aggiunto nella sua professione?  «Io ne ho fatto un punto di forza. Numerose spedizioni che ho fatto, tra cui quelle in Afghanistan, sono state totalmente femminili. Presto, poi, ne farò un’altra in Turchia. E non è stato un caso: per me portare delle donne in quei luoghi, a scalare e fare alpinismo, è come lanciare un messaggio molto importante. Un messaggio culturale, che da un lato parla alla nostra società facendo capire che anche le donne possono affrontare queste imprese, e dall’altro parla alle popolazioni locali, anche ai bambini, per trasmettere loro l’importanza del rispetto della donna».   “La montagna che non c’è” è il titolo del suo libro. Che montagna è? «E’ la metafora di tutti i nostri sogni. L’alpinista che arriva in cima e pensa già alla montagna che scalerà dopo, pur non sapendo ancora quale sia. Ma anche tutte le montagne che non abbiamo mai salito. Quelle che devono ancora venire. Io la mia personale “montagna che non c’è” l’ho trovata in Afghanistan, nel Wakhan, dove ho fatto due spedizioni. Un luogo incredibile, ai confini con la Cina, lontano dalla guerra, dove ci sono pochi residenti e le mappe geografiche quasi non esistono». Un viaggio che ai nostri occhi sembra subito pericoloso. «Invece no. Non è una zona a rischio, e raggiungerla non comporta il passaggio da Kabul, molto più pericolosa. Si passa invece dal Tagikistan e la si raggiunge con due visti più un permesso locale. Non è complicato neppure logisticamente».   Insomma, un’esperienza più di vita che alpinistica. «Senz’altro la dimensione del viaggio è quella che più delle altre caratterizza le mie spedizioni. Là abbiamo conosciuto i kirghizi, una popolazione di origine mongola che ci ha ospitate e ci ha realmente fatto sentire a casa».   Due spedizioni femminili in Afghanistan. Cosa non da tutte. Ma quali obiettivi avevate? «La prima mirava a scalare il Babatangi, un Seimila scalato una volta sola quarant’anni fa, aperto da Carlo Alberto Pinelli. La salita si è conclusa a 300 metri dalla vetta per troppa neve, ma è stata comunque un’esperienza stupenda anche per la condivisione con un ragazzo locale, un ismaelita. E’ una popolazione che vive sotto la protezione dell’Aga Khan, il quale sta cercando di creare in zona un circuito di lodge per turisti con prezziari molto precisi... anche se il bassissimo afflusso di sportivi stranieri nell’area non sta esattamente facendo decollare l’idea».   E la seconda?  «E’ stato un viaggio scialpinistico con un’amica. Un’altra bellissima esperienza».   La sua vera dimensione però è il ghiaccio. Come nasce questo amore? «In  modo del tutto casuale. Io ho sempre arrampicato sin da quando avevo 15 anni e così mi sono iscritta a un corso di cascate del Cai. Riuscivo bene, ero portata. Poi c’è stato l’incontro fatale con Innsbruck, che ho iniziato a frequentare mentre facevo l’Università a Torino e dove poi sono rimasta a vivere per sette anni. Lì tutti arrampicano, è una cosa normalissima. E vivere in un ambiente simile mi ha orientata moltissimo, non solo convincendomi a seguire il corso guide, che ho poi frequentato in Austria, ma anche introducendomi al mondo dell’arrampicata su ghiaccio di un certo livello. Comprese le gare».   Ma cos’ha di così speciale il ghiaccio? «Non c’è sempre, lo devi attendere. Ha fascino perché è acqua, impalpabile d’estate e ferma d’inverno. E’ qualcosa che muta in continuazione e sul quale puoi scegliere tu la tua via. E poi ha un colore bellissimo».   Ma arrampicarvisi non è cosa da tutti. «Non serve essere particolarmente allenati, ma serve un’ottima preparazione tecnica di base. Megli andare con qualcuno che conosce bene il ghiaccio: la competenza è fondamentale per evitare di farsi male».   Lei è stata anche tra i protagonisti del reality “Monte Bianco”. Un programma discusso. Come lo ha vissuto? «Benissimo. Non mi ha cambiato la vita: semplicemente, ora la gente mi riconosce per strada e vuole una foto con me. Ma è stata una grande avventura, divertente e utile».   Utile per che cosa? «Ha portato nelle case il mestiere della guida alpina, che in Italia non è ancora così valorizzato. E ha mostrato le bellezze della Val d’Aosta, una terra di cui si parla troppo poco».    Rifarebbe l’esperienza? «Domani. Al di là di tutto, in fondo ci siamo fatti un sacco di risate». Veronica Balocco

Truffatori seriali pagano con assegni insolubili

| Cronaca Grazie a un “trucchetto” che avevano un po' alla volta collaudato, facevano la spesa “a scrocco” nei negozi di Biellese e Vercellese. Sono però stati scoperti e denunciati grazie alla segnalazione di uno zelante macellaio di Vigliano Biellese. Ora  due truffatori seriali, E.D., 48 anni, di Zubiena ed R.C.,, 51 anni, di Biella, dovranno rispondere dell'accusa di truffa in concorso. In pratica i due facevano la pesa in piccoli negozi di paese, poi al momento di pagare, si proponevano di saldare il conto con un assegno, all'apparenza valido, che però era collegato ad un conto chiuso da tempo. Tre gli episodi che vengono contestati ai due presunti truffatori: il primo caso si è verificato pochi giorni prima di Natale: era il mese di dicembre quando i due biellesi  si sono presentati in una ditta di via Ivrea, a Biella e hanno ordinato 20 cesti regalo. Al momento di pagare il conto, che ammontava a circa 600 euro, hanno saldato il tutto con l'assegno, che però poi è risultato essere insolubile. Il titolare dell'attività si era rivolto ai carabinieri, i quali hanno avviato subito le indagini per risalire ai due presunti truffatori. Il secondo episodio è successo a gennaio, nel Vercellese: i due si sono presentati in un negozio di alimentari e, dopo aver acquistato merce per un valore commerciale di circa 300 euro hanno consegnato al titolare dell'attività, che ha 29 anni e vive a Vercelli, un assegno di 300 euro che, anche in questo caso, è risultato collegato a un conto estinto. L'ultimo episodio è avvenuto pochi giorni fa a Vigliano Biellese. E' stato un macellaio, venuto a conscenza del fatto che i negozi di Biella e dei comuni della cintura fossero stati presi di mira da una coppia di truffatori , a capire che non avrebbe dovuto accettare l'assegno proposto dai due a saldo di merce per circa 700 euro. Il macellaio, che si è subito reso conto del potenziale raggiro, ha composto il 112 e chiesto l'intervento dei carabinieri. In pochi istanti i militari hanno raggiunto la macelleria, sono risaliti all'identità dei truffatori e li hanno denunciati. Le  indagini dei militari dell'Arma sono in corso per rintracciare altre possibili vittime.  Dal comando provinciale di via Fratelli Rosselli giunge l'invito, rivolto a chiunque avesse subito una truffa con il medesimo “modus operandi”, a rivolgersi in caserma. Shama Ciocchetti

A teatro con mamma e papà

| Appuntamenti Un fine settimana a misura di bimbo, tra teatro/danza e letture davanti al camino acceso, per trascorrere momenti... in famiglia. Riparte domenica alle 16.30, all’Opificiodellarte di Biella (via De Agostini, 7), “Famiglie a teatro”, la rassegna teatrale promossa e sostenuta dalla Fondazione Crb e dedicata ai bambini dai 3 ai 10 anni e ai loro genitori.   Lo spettacolo in programma nel week-end si intitola “La bottega del sarto” ed è liberamente ispirato a “La valigia delle carabattole” di Ljudmila Petruševskaja, che narra di un sarto che cuce abiti incredibili, di un abito davvero speciale per una strega iraconda e vanitosa, e di una magica valigia, rincorsa, rubata, svuotata... Attraverso il dinamismo e l’espressività della danza e una gestualità che permette agli interpreti di muovere la scena, compiere magie ed entrare nell’essenza delle cose, lo spettacolo (realizzato da Babù teatro danza e Associazione Sosta Palmizi) racconta i temi del possesso, dell’avidità e le potenzialità della creatività. L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili (informazioni e prenotazioni: tel.: 015-30901 o info@opificiodellarte.it). Le offerte raccolte durante il pomeriggio verranno destinate al progetto “Le Finestre per la casa di Annalisa”, messo a punto dall’associazione VocidiDonne per ricordare Annalisa Sala, professionista impegnata nel sociale, prematuramente scomparsa. La raccolta fondi servirà a ultimare/finestrare un alloggio per l’accoglienza di donne fragili, “Casa Torrione”, a Biella, dove la Caritas diocesana sta realizzando una “comunità possibile” per chi si trova o rischia di precipitare in condizioni di marginalità.   Sempre dedicato ai bambini è anche l’appuntamento con Teatrando, nella sala del castello, al Brich di Zumaglia, che offre la possibilità di ascoltare favole fantastiche, che parlano di principi e principesse, animali e luoghi misteriosi, avventure e sorprese. Davanti al grande camino acceso i piccoli si potranno accomodare tra tappeti e coperte per ascoltare le letture. E, come consuetudine, potranno portarsi da casa la loro copertina e il loro peluche preferiti. L’evento, a ingresso gratuito, sarà proposto dalle 15.30 alle 16.30 di domenica. I partecipanti possono unirsi all’ascolto in qualsiasi momento (per informazioni, telefonare al 333-5283350).   L.B.
SHOP ONLINE PUBBLICITA
Facebook: Eco di Biella
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter
^ Top
"POPUP"