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giovedì, 25 maggio 2017

Sono 52 i migliori studenti-atleti premiati da Banca Sella

| Generale BIELLA - Si dedicano all’attività scolastica con lo stesso zelo con cui praticano sport. A loro il Gruppo Banca Sella ha destinato, anche quest’anno per la dodicesima edizione consecutiva, l’iniziativa “Premio Atleta Studente”, rivolta agli studenti che si sono distinti sia nell’attività sportiva sia nello studio. A essere premiati sono stati, in particolare, 52 ragazzi delle scuole secondarie di primo e di secondo grado della provincia di Biella. Il riconoscimento, che dal 2005 a oggi ha coinvolto oltre 600 ragazzi - fanno sapere dal Gruppo Banca Sella - «vuole premiare tutti gli studenti che, oltre a raggiungere eccellenti risultati scolastici, hanno sviluppato la capacità di vivere lo sport e la competizione in maniera corretta, instaurando buoni rapporti con i loro compagni sia in classe sia nell’attività sportiva». La premiazione è avvenuta giovedì 18 maggio, all’Auditorium dell’Università aziendale del Gruppo Banca Sella, a Biella. All’evento hanno presenziato Attilio Viola, condirettore generale di Banca Sella Holding; l’assessore all’educazione, istruzione e cultura e turismo del Comune di Biella, Teresa Barresi; Federico Danna, responsabile del settore giovanile della Pallacanestro Biella, e i rappresentanti della Provincia di Biella, del Coni e del Panathlon. Ma chi sono stati i destinatari del premio? Questo l’elenco degli studenti premiati: Beatrice Avanzi, Elena Benvenuti, Nicolò Bergamini, Nicola Biginelli, Michele Bona, Giorgia Bonomelli, Jacopo Botosso, Marco Botto Poala, Stefano Bottone, Maria Elena Bottura, Giorgia Bruschi, Simone Cagna, Laura Carnini, Rebecca Chigioni, Davide Coda Zabetta, Elisa Crestale, Benedetta Dal Ben, Niccolò De Mitri, Chiara Di Nubila, Francesco Di Salvo, Sara Falco, Valerio Foglia Taverna, Giulia Gaudiano, Elisa Gentile, Lucrezia Gobbo, Lucia Goio, Federico Grosso, Julian Haka, Alice Livelli, Stefano Lofrano, Sofia Longo, Mattia Manica, Remo Marfisi, Federico Massone, Riccardo Merlin, Francesca Mongiovetti, Letizia Panelli, Giorgia Pellicciari, Chiara Perissinotto, Teresa Pidello, Federico Pozzato, Tommaso Rama, Carlotta Raviglione, Jennifer Regis, Linda Rocchetti, Mattia Salerno, Melissa Savioli, Vittoria Siletti, Nicolò Vercella Marchese, Sara Zabarino, Alice Zaninetti, Irene Zecchini. Tra i ragazzi, spicca il nome di Federico Massone, giovane giocatore di serie A2 che milita nell’Angelico Biella. Giovanna Boglietti

Rapporto Confindustria-Cerved, Pmi piemontesi più reattive alla crisi

| Economia Ridotto nelle dimensioni, ma ancora spina dorsale dell’economia piemontese: è il sistema delle Pmi di capitali (le piccole-medie imprese nella forma giuridica di Spa, Srl, Saa ecc) come esce fotografato dal recentissimo rapporto di Confindustria-Cerved. Il quadro che ne esce, pur con i segni lasciati dalla crisi del 2008-’09, è comunque confortante sia per tasso di natalità sia per redditività in ripresa. Il II Rapporto di Confindustria-Cerved analizza i bilanci e le dinamiche demografiche di una parte del sistema economico che, a livello nazionale, è formato da 111 mila Pmi di capitali e che sviluppa 168 miliardi di euro di valore aggiunto (oltre il 10% del Pil italiano), con più di 3 milioni di addetti e un fatturato di 727,5 miliardi di euro. Il Rapporto, focalizzato sui dati 2015, modula l’analisi per macro-aree (Nord Ovest, Nord Est e Centro), ma, guardando dentro all’articolato studio, è possibile ricavare anche dati che riguardano segnatamente il Piemonte. Il sistema delle Pmi di capitali del Nord Ovest è rappresentato (nell’anno in esame) da circa 48 mila realtà, con un fatturato complessivo pari a 329 miliardi di euro, un valore aggiunto di 78 miliardi e un indebitamento finanziario di 89 miliardi. Non solo, ma, rispetto ai 3,8 milioni di occupati su scala nazionale in questo tipo di Pmi, il Nord-Ovest impiega il maggior numero di addetti: 1,4 milioni di occupati (36,4% del totale). A conti fatti, questi numeri dicono che le Pmi del Nord-Ovest rappresentano, in termini economici, quasi il 40% dell’aggregato nazionale. La realtà piemontese si caratterizza per circa 10 mila Pmi di capitali (9.710) che danno lavoro a poco più di 288 mila addetti (288.019), per un fatturato di 61.987 miliardi e un valore aggiunto di circa 16. La prima buona notizia è che il numero di Pmi di capitali del Nord Ovest (che era tornato a crescere già nel 2014: +0,9%), nel 2015 ha ulteriormente rafforzato la dinamica positiva, con una crescita del +1,8% che ha portato il totale delle società a livelli più vicini a quelli pre-crisi. Di queste Pmi del Nord Ovest, il fatturato è cresciuto del +3% e, in particolare, quello delle realtà piemontesi ha fatto anche meglio: +3,1%. A continuare la crescita è stato anche il loro valore aggiunto (+3,4% per le Pmi del Nord Ovest e +3,8% per quelle piemontesi). Dopo un consistente peggioramento della marginalità operativa, nel periodo 2008- ’09 e 2011-’12, e un recupero lento nei periodi espansivi, dal 2013 il margine operativo lordo delle Pmi di capitali del Nord Ovest è aumentato del +3,3% nel 2014 e del +4,3% nel 2015. Tra il 2014 e il 2015, l’utile corrente ante oneri finanziari è poi risultato in leggero aumento (4,1% dal 4% del 2014) e il Nord-Ovest rimane l’area con le Pmi di capitali più redditizie (4,3%) e con l’indice in crescita. In particolare, le Pmi piemontesi hanno visto questo utile, nel 2015, a quota del +4,4%, in sintonia con l’anno precedente. Il Rapporto segnala poi la ripresa del Roe delle Pmi di capitali italiane: per le realtà piemontesi esso è stato pari al 9,5%: il più elevato dopo quello delle Pmi di capitali venete. Il Rapporto conferma poi l’andamento positivo dei principali indicatori economici anche nelle previsioni per il 2017: il fatturato delle Pmi del Nord Ovest dovrebbe segnare un incremento del +4,3% (su un 2016 stimato chiudere a +3,6%) e il margine operativo lordo una crescita del +4,9% (su un 2016 dato a +4,1%). Giovanni Orso

In Piemonte 151 lupi, ma l’unico “solitario” vive in Alta Valsessera

| Territorio ALTA VALSESSERA - E’ lui. Sempre lui. M01, il lupo biellese. Gli studi confermano: i più recenti rilevamenti effettuati sul territorio, tra il 2014 e il 2016, testimoniano ancora una volta la presenza dell’unico esemplare che la provincia di Biella abbia mai potuto ospitare. M01, maschio, abitante solitario e ormai storico dell’Alta Valsessera è ancora qui. La prova scientifica, corredata di dati e risultati di rilevamenti, è contenuta nel massiccio report (“Lo stato di presenza del lupo in Piemonte”) che venerdì, a Torino, è stato presentato a conclusione degli ultimi anni di lavoro di Life WolfAlps: uno studio che rappresenta il punto di arrivo del lavoro congiunto di tutte le istituzioni e gli enti coinvolti nel monitoraggio della presenza del lupo in Piemonte e sulle Alpi, coordinato dal Centro di referenza Grandi carnivori. Ma anche il frutto del lavoro di campionamento sul campo di centinaia di operatori preparati in corsi di formazione e dell’elaborazione dei dati curata da ricercatori di rilievo internazionale. Secondo quanto riferito dal report - che vede tra le sue anime la nota studiosa di lupi Francesca Marucco, conoscenza anche del Biellese -, il Biellese rappresenta tutto sommato un’area marginale, non estremamente interessante, in materia di presenza di lupi. «Le province di Vercelli e Biella - fanno presente gli studiosi - sono state solo saltuariamente monitorate negli anni ed unicamente in maniera opportunistica, con poche uscite sistematiche unicamente condotte tra il 2006 ed il 2008». Motivo? Non c’è popolazione. O perlomeno non popolazione consistente. «In questa zona - continuano gli esperti - dal 2006 è stato campionato un lupo maschio solitario con territorio stabile, il lupo BI-M01. Oltre a questo esemplare non sono stati documentati altri lupi con territorio stabile fino al 2014, anche se non lo si esclude dato il tipo di monitoraggio non intensivo effettuato». M01, in ogni caso, è ormai una conoscenza consolidata: «Si tratta di un maschio adulto che non ha ancora trovato una compagna e formato un branco», puntualizza il report. Una presenza testimoniata nel periodo 2014-2015, nella sola provincia di Biella (tenendo però presente che M01 spazia anche nel Vercellese), da una traccia, da una fotografia e dalla raccolta di 3 escrementi, salita quest’ultima, nel biennio 2015-2016, a 4. Ma la situazione locale è ben lontana da quello che è lo status regionale. «Nella zona alpina della regione Piemonte - scrivono gli studiosi - si è passati in vent’anni da tre branchi riproduttivi ed una ventina di individui stimati nel 1999, alla quantificazione nell’anno 2016-2017 di 27 branchi e 6 coppie per una stima minima documentata di 151 lupi». E il primato non va certo al Biellese. «La maggior parte dei lupi presenti - continua lo studio - è stata campionata in provincia di Cuneo, dove nel 2016-2017 sono stati documentati 17 branchi e 3 coppie per un totale di minimo 101 lupi, ed a seguire nella provincia di Torino con 10 branchi e 3 coppie per un totale di minimo 46 lupi». Insomma, numeri di tutto rispetto. Che nei confronti del passato testimoniano una crescita costante: «I risultati sia delle stime della consistenza numerica sia della distribuzione - spiegano ancora i tecnici - confermano la crescita della popolazione ed uno status della popolazione di lupo in Piemonte positivo ed in espansione in primis a livello spaziale, e di conseguenza a livello demografico». Quanto basta per avere paura? No, secondo gli addetti ai lavori. «La messa in atto di azioni di prevenzione è fondamentale per l’accettazione e la conservazione di un predatore - conclude il report -. Benché sia praticamente impossibile azzerare i danni, l’obiettivo che ci si prefigge attraverso la combinazione anche di più sistemi di prevenzione (dalla presenza di un guardiano alla posa di recinzioni elettrificate, sino all’uso di cani) è quello di ridurre gli eventi predatori e il numero di vittime così da diminuire, da una parte, le pressioni psicologiche e le tensioni negli allevatori coinvolti e, dall’altra, il conflitto tra predatore ed attività antropiche». Veronica Balocco

«Dopo il sesso rapinò una prostituta»

| Cronaca BIELLA - E’ accusato d’aver rapinato una prostituta dopo aver consumato un rapporto sessuale, lungo la strada delle lucciole che collega i territori di Masserano e di Castelletto Cervo, dove peraltro - dopo l’ordinanza dei sindaci che prevede una sanzione di 500 euro per i clienti che anche solo si avvicinano per chiedere informazioni sui costi delle prestazioni - di lucciole di colore, in realtà, se ne vedono sempre meno. I carabinieri di Masserano, infatti, competenti per territorio, fanno buona guardia, applicano alla lettera le prescrizioni previste dall’ordinanza e in pochi mesi hanno fatto letteralmente crollare gli “affari” delle ragazze che provengono dalle cinture delle grandi città e tutti i giorni raggiungono il Biellese prima in treno e poi con mezzi di fortuna. Ad essere accusato di rapina è il cossatese Matteo Costenaro, 25 anni, che la scorsa settimana il giudice dell’udienza preliminare, Anna Ferretti, ha rinviato a giudizio per il 22 febbraio del prossimo anno quando inizierà il processo e il giovane (difeso dall’avvocato Domenico Calabrò) avrà l’opportunità di difendersi dalle accuse ed eventualmente uscirne a testa alta. I fatti risalgono al 23 febbraio dell’anno scorso. Era stata la stessa prostituta - nigeriana, 21 anni, domiciliata a Torino, che all’udienza preliminare non si è presentata - a denunciare la presunta aggressione dopo aver chiesto l’intervento di una pattuglia dei carabinieri del Nucleo radiomobile di Cossato. Secondo il capo d’accusa, l’imputato (anche lui assente all’udienza preliminare), dopo essersi appartato con la ragazza e aver co0nsumato un rapporto sessuale, non solo si sarebbe rifiutato di pagare la somma precedentemente pattuita per la prestazione sessuale, ma avrebbe rifilato alla lucciola uno schiaffone in faccia e un calcio sulla gamba al punto da riuscire a ad impossessarsi di due banconote da 50 euro che erano custodite nella borsetta della ragazza. V.Ca.

«L’Unione montana? Serve, eccome. In due anni oltre 3 milioni per il territorio»

| Territorio CASAPINTA - «Il 2016 è stato il primo anno in cui abbiamo lavorato realmente in modo concreto. E oggi, a più di un anno di distanza, posso dire che gli ingranaggi stanno iniziando a girare al meglio. La macchina si sta oliando. E l’Unione montana sta diventando un reale motore di sviluppo del territorio, esattamente in linea con gli obiettivi per i quali era stata creata». A spiegarlo è Carlo Grosso, presidente dell’Unione montana del Biellese orientale - la più grossa di tutta la provincia -, il quale racconta risultati raggiunti, obiettivi centrati e propositi futuri a poche settimane dall’approvazione del bilancio di previsione 2017 e del bilancio triennale, strumenti di programmazione su cui - spiega - «si innestano buoni presupposti per quello che potrà essere il prossimo triennio per investimenti sul territorio e nei servizi offerti dall’ente». E’ quello di un ente concretamente utile, in grado di stanziare fondi cospicui e programmare investimenti di spessore, il ritratto disegnato a proposito dell’Unione dal presidente Grosso. Il quale spiega: «Stiamo facendo girare l’economia del territorio. Nel solo 2016 sono stati programmati investimenti per circa un milione e mezzo di euro, di cui 120mila per i necessari lavori di sistemazioni delle sedi. Oltre a ciò la somma ci ha permesso di sistemare la Casa del pane, che ora può essere affidata in comodato d’uso alle realtà associative che fanno volontariato in Valsessera. Ma non solo. Abbiamo anche sanato le situazioni dovute all’alluvione del 2014. E ora guardiamo al futuro». In che modo? «Con un budget di investimento che sfiora i due milioni di euro. I quali saranno destinati a interventi di varia natura: più di un milione e 700mila, provenienti da fondi Ato, per opere di salvaguardia idrica e territorio, a completamento di quanto già realizzato negli anni dal 2011 al 2016; poco più di 220mila euro per investimenti silvo-ambientali e 27.500 euro per altre spese di manutenzione e varie opere e servizi». Il tutto in un quadro che prevede una quadratura complessiva di bilancio per un totale di 3milioni e 50 mila euro, di cui 727mila di entrate correnti per spese di gestione, un milione e 958mila di entrate in conto capitale da dedicare agli investimenti menzionati e 360mila euro di entrate conto terzi e partite di giro. «Siamo più che soddisfatti delle risorse che possiamo sfruttare per offrire ai Comuni facenti parte dell’Unione uno sviluppo e supporto concreto per il territorio - conclude il presidente Carlo Grosso, che è anche sindaco di Mosso -. Per quanto riguarda la voce “mutui” inserita in bilancio, derivanti dalle precedenti comunità montane, abbiamo già tenuto in considerazione l’estinzione per l’anno 2023 dei 143.894 euro a bilancio, anche se una considerevole quota, 26.018 euro, verrà estinta con l’anno 2018». Veronica Balocco

Rugby, Biella prende le distanze dalla scelta della Dynamo Dora

| Generale BIELLA - Rugby che non può dividere, ma solo unire a prescindere dalle ideologie di ogni giocatore. Rugby che non può essere neutrale e indifferente, ma deve schierarsi politicamente. Da queste differenti interpretazioni, è nata la polemica sulla scelta della squadra di rugby popolare Dinamo Dora Rugby, organizzatrice della Festa Popolare del Rugby prevista a Torino per il weekend del 2 giugno. Il rifiuto di accettare l’iscrizione della Sigonella Hoplite Rugby Female, formazione femminile della base Nato di Sigonella in Sicilia (formata sia da militari che da civili) ha scatenato il tam-tam mediatico che ha attirato anche l’attenzione dei media nazionali. Nella giornata di mercoledì, sulla pagina Facebook della Dynamo, è stato pubblicata la risposta alla richiesta, da parte dell'allenatore della Sigonella, di potersi iscrivere al torneo. “No, l’evento non è aperto ai militari, alla polizia, ai fascisti e alle varie autorità” e ancora “per favore, andate via dall’Italia e dall’universo” si legge. Le motivazioni, spiegate in un post successivo su Facebook sono arrivate nella giornata di venerdì. “Non abbiamo avuto alcun dubbio nel rispondere e abbiamo ribadito con poche frasi, scanzonate ma decise, l’incompatibilità dell’evento con soldati, militari e guerrafondai di ogni genere. [...] Come Dynamo Dora Rugby abbiamo sempre sostenuto le lotte popolari. Abbiamo deciso di farlo partecipando a tornei, iniziative ed eventi legati ai valori che ci rispecchiano: l’antifascismo, l’antirazzismo e l’antisessismo. [...] Questi valori si concretizzano nella nostra idea di sport, che non vogliamo neutrale né indifferente, ma partigiano, radicato nella nostra idea di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. [...] Precisiamo: non abbiamo impedito a delle "ragazze come tutte le altre" di partecipare e rinnoviamo l’invito a chiunque, quale che sia la sua nazionalità. Abbiamo invece impedito la partecipazione di un gruppo militare, a cui rinnoviamo il nostro invito a lasciare il pianeta, in piena coerenza con l' antimilitarismo che ci definisce. [...] Perché lo sport unisce, ma non può essere indifferente”. La scelta, a prescindere dal giudizio morale che si può dare su di essa, è coerente con la linea tenuta dalla squadra fin dalla sua nascita: per comprenderlo, basta dare un’occhiata al “tenore” dei post pubblicati sulla pagina Facebook della squadra. Immediata è stata la presa di posizione del Brc, che in passato aveva fornito del materiale di gioco all'allora nascente Dynamo in quanto alcuni ex giocatori gialloverdi erano tra i fondatori della squadra. “Biella Rugby - si legge nel comunicato - prende ovviamente le distanze dalla diatriba politica che sta attraversando il web in quanto non ci riguarda e soprattutto nulla ha a che fare con il rugby e i suoi valori nei quali Brc crede fortemente”. Per questo motivo, la società ha richiesto di non indossare più le maglie da gioco gialloverdi (infatti la squadra femminile ha giocato con maglietta bianca al raggruppamento del Campionato di Coppa Italia Piemonte che si è svolto domenica a Ivrea, ndr). Anche il Comitato regionale piemontese ha preso le distanze da questo gesto, annunciando anche la segnalazione alla procura federale. Sono stati numerosi i messaggi di solidarietà da parte di varie società di rugby verso la Sigonella. Luca Rondi Nella foto, tratta dalla pagina Facebook della Dynamo Dora Rugby, le ragazze della squadra femminile impegnate in una partita di Coppa Italia Piemonte a Rivoli  

Cantieri in città, le modifiche alla circolazione

| Biella Città BIELLA - Continua il ciclo di interventi di primavera sulle strade, ma anche sulle piazze della città: questa settimana infatti sono tre i cantieri che si aprono in rapida successione, portando anche modifiche alla circolazione. Dalle 7 di ieri, lunedì 22 maggio, ha chiuso al traffico via Aldo Moro, per permettere i lavori di riasfaltatura definitiva dopo quella provvisoria seguita agli scavi profondi dell'anno scorso per la posa di un collettore fognario. La strada resterà chiusa nel tratto tra via La Marmora e via Tripoli fino alle 18 di domani, mercoledì 24. Niente auto anche sulla carreggiata Nord di via Tripoli, all'altezza dell'intersezione con via Moro, con la medesima tempistica. Sarà quindi bloccato il flusso in direzione del semaforo di via Galimberti, così come resterà spezzata in due via Delleani. Per superare l'ostacolo verso Ovest il percorso alternativo è via Torino-via Addis Abeba oppure via Torino-via La Marmora. Via Torino e l'asse via Galimberti-via Fecia sono anche le alternative a via Aldo Moro.Da ieri sono iniziati anche i lavori in piazza Colonnetti e in via Roccavilla: qui il cantiere chiuderà oggi alle 18. Il parcheggio sarà vietato alle auto quindi per due giorni. Sempre oggi a partire dalle 7 del mattino avvio della riasfaltatura in piazza De Agostini, compresa la via di raccordo tra via Gobetti e piazza Curiel: il parcheggio accanto a biblioteca e funicolare sarà off limits fino alla sera di giovedì 25. Prosegue intanto il lavoro di ricubettatura del tratto interessato da uno scavo del teleriscaldamento in via Seminari: qui niente chiusure ma solo qualche posto auto vietato, man mano che il cantiere procede verso piazza Duomo.

Liste d’attesa, parte la nuova sfida

| Territorio Le liste di attesa rappresentano un fenomeno percepito dai cittadini e dai pazienti come una forte criticità dei moderni sistemi sanitari, in quanto compromette l’accessibilità e la fruibilità delle prestazioni da erogare. Il tema è stato trattato recentemente dall’assessore regionale alla sanità in un convegno pubblico dove sono emerse diverse soluzioni. Il governo dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie è uno degli obiettivi prioritari del Servizio sanitario nazionale e l’erogazione dei servizi entro tempi appropriati, rispetto alla patologia e alle necessità di cura, rappresenta una componente strutturale dei Livelli essenziali d’assistenza, con la consapevolezza che non esistono soluzioni semplici e univoche, ma vanno poste in essere azioni complesse ed articolate, considerando in particolare la promozione del principio di appropriatezza nelle sue due dimensioni clinica ed organizzativa. La gestione delle liste di attesa può trovare più agevole soluzione se si individuano strumenti e modi di collaborazione di tutti gli attori del sistema, per una concreta presa in carico dei pazienti fin dal processo di definizione o approfondimento diagnostico da parte dei professionisti e delle strutture, prevedendo anche modelli di gestione integrata dell'assistenza per pazienti cronici nell'ambito delle cure primarie e attraverso l'attuazione e gestione programmata dei protocolli diagnostici. L'obiettivo deve essere quello di promuovere la capacità del Sistema sanitario regionale di intercettare il reale bisogno di salute, di ridurre l'inappropriatezza e di rendere compatibile la domanda con la garanzia dei Lea. Gli uffici competenti della Direzione Sanità lavorano da tempo su quanto sopra illustrato e hanno elaborato uno studio di ricognizione delle prestazioni ad oggi connotate da alto rischio di inappropriatezza; sulla base di tale studio, sono stati definiti il percorso ed i criteri per la riduzione di tali prestazioni. Nell’ultimo quadrimestre dell’anno 2016, sono proseguiti gli incontri con le Direzioni generali delle Asl per il monitoraggio del raggiungimento degli obiettivi ai direttori generali (fra i quali rientra il contenimento dei tempi di attesa): dagli esiti di tali incontri è già emerso un parziale miglioramento nei tempi di attesa per alcune tipologie di prestazioni. L’assessorato ha ultimato, in tempi recenti, la predisposizione del Programma regionale per il governo dei tempi di attesa per le prestazioni ambulatoriali e di laboratorio. Tale Programma prevede un nuovo approccio al tema lista d’attesa, proponendo la separazione dei percorsi di prescrizione e prenotazione della prima visita da quelli relativi ai “secondi accessi” che dovranno essere inseriti in percorsi di follow up, e altro finalizzati alla globale presa in carico del paziente. Tra le altre cose, il Programma regionale introduce la definizione di programmi di area sovra-aziendale, numerose azioni sull’appropriatezza prescrittiva ed erogativa, il coinvolgimento dei professionisti e dei cittadini.

«Strade malconce? Provincia assente»

| Territorio PONDERANO - Una trentina di residenti era presente all’incontro voluto dall’amministrazione comunale per «confrontarci con voi per condividere la vita del nostro paese e per illustrare cosa abbiamo fatto sino ad oggi, lavori e non solo, ma anche su quello che vorremmo fare nei prossimi mesi», ha detto nell’introduzione della serata il sindaco Elena Chiorino. Al microfono si sono alternati i vari assessori, ognuno per il proprio campo di competenza. Marco Romano ha illustrato i lavori al “Ciucarun” e alla nuova piazza davanti alla chiesa. Marzio Olivero sul tema dei rifiuti ed ambiente, dando al contempo assicurazioni sul tempestivo intervento per risolvere il problema dell’abbandono dei rifiuti in alcune zone del paese, segnalato da alcuni presenti. Carlo Tarello è intervenuto sulla casa di riposo e l’opportunità di aumentare il numero di bambini che frequentano l’asilo nido: «Abbiamo stabilito un accordo con l’Asl per permettere ai dipendenti dell’ospedale di frequentare il nostro asilo alle stesse condizioni economiche dei residenti ottenendo sinora un paio di nuove iscrizioni - ha spiegato -. Oggi sono 18 i bambini ma possiamo arrivare sino a 30». Marco Gardiolo si è soffermato sull’utilità dell’uso della tecnologia per migliorare i rapporti con i cittadini «anche attraverso l’app con cui i cittadini possono segnalare problemi, come buche, rifiuti abbandonati, lampioni spenti o altro». In risposta alla segnalazione sulla mancanza di manutenzione di alcune strade, gli amministratori ponderanesi hanno puntato il dito verso la Provincia di Biella che «sulle strade provinciali non interviene per fare la dovuta manutenzione, abbiamo già spedito diverse lettere di sollecito e proporremo interrogazioni per capire che programmi ha in atto per tenere in ordine le strade». Ma diversi problemi li crea anche il nuovo ospedale che è in territorio di Ponderano. «Spendiamo 25mila euro all’anno in più sui rifiuti per tenere pulito il parcheggio dell’ospedale, soldi che risparmieremo il prossimo anno quando entrerà in vigore l’appalto» ha spiegato Olivero. Lamentele sono arrivate per la poca presenza di vigili in paese. «I due vigili dedicano parecchio tempo alle situazioni che si creano all’ospedale distogliendoli dai servizi comunali - ha spiegato il sindaco Elena Chiorino -. Faccio un esempio: qualche giorno fa ha telefonato in Comune un disabile perchè doveva entrare nella sua auto ma altri due automobilisti incivili hanno parcheggiato accanto impedendogli di entrare, siamo quindi dovuti intervenire con i nostri vigili». «Togliete la mezz’ora gratuita prevista dal bando per parcheggiare all’ospedale, perchè è una presa in giro: uno parcheggia, il tempo di arrivare davanti all’atrio dell’ospedale e il tempo è già scaduto» è stato il suggerimento di una residente. «Elena Chiorino non si è sottratta al suggerimento: «Su questo punto consentitemi uno sfogo come sindaco, condivido che la mezz’ora gratuita è una presa in giro, non è una proposta di questa amministrazione. L’ha decisa l’assemblea dei sindaci, quasi tutti erano d’accordo nel mettere la mezz’ora di franchigia e poi il pagamento dell’euro. Questo sistema di pagamento ci è stato imposto e mi sono dovuta, mio malgrado, adeguare». Sante Tregnago   

Anche i Vigili del fuoco biellesi alla protesta a Novara

| Cronaca NOVARA – Anche una delegazione di vigili del fuoco biellesi hanno partecipato ieri mattina alla manifestazione organizzata a Novara dal loro sindacato autonomo, il Conapo. In tutto erano circa un centinaio i pompieri, provenienti da Novara, Verbania, Vercelli e appunto Biella, che sono giunti in corteo davanti alla prefettura (foto Martignoni) per far sentire la loro voce. “Una situazione che va avanti da trent’anni - spiega Alessandro Basile, segretario Conapo di Novara - Non chiediamo privilegi, ma equiparazione con i corpi dello stato. Si taglia sulla sicurezza ai danni del cittadino e questo noi Vigili del Fuoco non possiamo più permetterlo. Ognuno di noi ha specializzazioni e abilitazioni che ci consentono di fornire un pronto e professionale servizio al cittadino, eppure, siamo il corpo dello Stato meno retribuito”. Alcuni rappresentanti dei Vigili del Fuoco, giunti in corteo in piazza Matteotti sono poi saliti in Prefettura per incontrare il prefetto Francesco Paolo Castaldo, cui hanno chiesto di farsi carico “dell’umiliante situazione – spiega Basile - che un vigile del fuoco vive ogni giorno. Dai 300 ai 450 euro in meno di un poliziotto!”. Il prefetto ha rassicurato i vigili del fuoco, garantendo il suo massimo impegno. Un delegato regionale del Conapo, Michele Pipitone, ha concluso, spiegando che “per avere la giusta equiparazione servono gli ultimi 50 milioni di euro, il Governo ha messo in campo 103 milioni di euro (insufficienti appunto), ma la beffa più grande è che questi soldi non saranno tutti destinati agli uomini in divisa, coloro i quali giornalmente al pari o più degli altri corpi, rischiano la vita. Una proposta inaccettabile che vede però il bene placido dei Sindacati Confederali”. In piazza, accanto ai Vigili del fuoco, anche esponenti politici di ogni partito. mo.c.
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