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martedì, 25 luglio 2017

«Dimitri uno di famiglia, non potevamo pensare che avesse fatto male ad Erika...»

| Cronaca PRALUNGO -  «Abbiamo saputo, siamo rimasti sconvolti. Quand’è tornato dalla Sardegna, l’ho guardato negli occhi e gli ho chiesto se fosse stato lui a fare del male alla mia dolce nipote. Ma lui ha negato, mi ha abbracciato forte e ha negato...». A parlare è la nonna paterna di Erika Preti, 28 anni, la commessa uccisa con due precisi fendenti alla gola dal suo convivente. E’ persona mite la nonna di Erika, gentile. Al giornalista che attraverso le sbarre del cancelletto d’ingresso di quella casa nel cuore di Pralungo, le chiede cosa ne pensa della confessione di Dimitri, rivolge solo poche parole. «Gli abbiamo sempre creduto - spiega -, era uno di famiglia, non potevamo pensare che avesse fatto male alla nostra Erika...».Ricorda il nome di Dimitri inserito nei manifesti a lutto in occasione dei funerali della nipote, ulteriore conferma che tutti, in quella famiglia, avevano creduto sin dal principio nell’innocenza del giovane cresciuto al Vandorno che frequentava la loro Erika ormai da una decina d’anni.Il volto di quella mite signora si fa cupo solo quando ricorda l’abbraccio di Dimitri, due giorni dopo che era tornato dalla Sardegna, dopo che era stato dimesso dal reparto psichiatrico dell’ospedale di Olbia, dov’era rimasto ricoverato per due settimane: «Quel giorno mi ha abbracciato forte, gli ho creduto. Invece...». Si mette a posto il grembiule e aggiunge: «Non posso dire altro, non ho altro da dire. Povera Erika». Saluta e rientra in casa.V.Ca.Leggi di più sull’Eco di Biella di lunedì 24 luglio 2017

Presi due bracconieri di Viverone

| Cronaca VIVERONE - E’ riuscito ancora una volta il blitz contro i bracconieri che di notte predano decine di pesci dal Lago di Viverone utilizzando reti o altra attrezzatura vietata dalla legge. I guardapesca dell’Arci Pesca Fisa di Biella e di Torino, insieme ai carabinieri del “Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare”, (nato dopo la fusione tra Arma e Forestale) hanno sequestrato a due bracconieri moldavi, provenienti dal Torinese, tre reti dello sviluppo complessivo di circa trecento metri, undici tra carassi e carpe anche di grosse dimensioni, delle torce elettriche e un piccolo gommone utilizzato per raggiungere le zone migliori e poter calare le stesse reti.Pesanti le sanzioni appioppate ai due moldavi, uno sui trent’anni, il secondo di 39 anni: duemila euro per l’illecito della pesca di notte con le reti più 440 euro per i pesci (venti euro a cattura) più i vari sequestri. «Volevamo fare una grigliata», hanno risposto in modo beffardo i due dopo che sono stati portati al comando dei carabinieri di Cavaglià, competente per territorio, prima che venisse presentato il “conto” delle loro malefatte.V.Ca. Leggi di più sull'Eco di Biella di lunedì 24 luglio 2017

Cinque cassonetti a fuoco a Biella

| Cronaca BIELLA - Provvidenziale intervento dei Vigili del fuoco sabato all’alba in via Galileo Galilei a Biella, nei pressi del gommista Mompiani, a pochi metri dall’ingresso della palestra e del retro dell’oratorio di San Cassiano, dove il solito imbecille ha incendiato cinque cassonetti, due della carta, uno dell’indifferenziata e due raccoglitori per il vetro.Erano le 6 del mattino quando un passante ha dato l’allarme alla centrale operativa del “115”. L’autobotte ci ha messo una manciata di minuti ad arrivare in via Galilei. Le fiamme, che già avevano avvolto tutti e cinque i cassonetti in plastica (solo un paio sono stati in parte salvati e spostati) sono state spente e non hanno pertanto avuto la possibilità di propagarsi e di provocare altri danni.Grazie ai filmati registrati dalle vicine telecamere, si sta cercando di risalire agli autori dell’incendio che ha messo peraltro a rischio l’incolumità fisica di parecchie persone.V.Ca.

Più di mille alpini a raduno al Lago del Mucrone

| Spettacoli e cultura Erano più di un migliaio ieri gli alpini che sono saliti al Lago del Mucrone per il tradizionale raduno sezionale degli alpini di Biella. Il bel tempo ha aiutato il successo di questa giornata che ha cementato ancora di più la voglia di partecipazione delle penne nere locali. E neppure l’impossibilità di salire su sino al Camino, alla chiesetta di San Maurizio, patrono degli alpini, ha impedito lo svolgersi della ricorrenza. Perché se da una parte c’era la speranza di poter rivedere aperta la cestovia, interessata da un intervento di riammodernamento per poter ottenere nuovamente il via libera per ripartire, gli alpini avevano già pronto il piano B, ossia l’opzione Lago del Mucrone. Le penne nere, però, non hanno voluto rinunciare alla possibilità di salire comunque. Così una delegazione, nella giornata di sabato, ha raggiunto la chiesetta di San Maurizio per rendere omaggio agli alpini andati avanti. Ieri mattina, invece, intorno alle 9,30 gli alpini sono saliti al Monumento alle Batteria Alpine al Pian della Ceva, per il tradizionale omaggio ai caduti. Il vero momento clou della giornata alle 11, con la messa celebrata da don Remo Baudrocco in onore di tutte le penne nere“ andate avanti”. Poi il tradizionale risotto, distribuito nei pressi dell’arrivo della funivia. I cuochi alpini ne hanno preparato qualcosa come 50 chilogrammi. Il piatto, che ogni anno contraddistingue il raduno, si è confermato ancora una volta una scelta vincente. Presenti anche tante autorità, dalla senatrice Nicoletta Favero al deputato Roberto Simonetti. In rappresentanza del Comune di Biella il consigliere comunale, alpino, Paolo Galuppi. Al Lago del Mucrone sono saliti anche i presidenti della sezione Valsesia e di Novara, così come il consigliere nazionale Marco Barmasse. L’intera giornata è stata poi allietata dalle musiche della fanfara di Pralungo e dalle voci del coro Ana La Ceseta di Sandigliano. Il presidente della sezione, Marco Fulcheri, ha poi tenuto il discorso in ricordo degli alpini andati avanti e ha ricordato i prossimi impegni che attenderanno le penne nere biellesi. Passaggi importanti soprattutto in ottica di possibile candidatura ad ospitare l’Adunata nazionale in città. Visto il gran numero di persone che hanno deciso di salire al Lago del Mucrone, si sono create lunghe code alla partenza della funivia e al ritorno. Ma anche questo non ha impedito agli alpini di tornare a casa con un sorriso. E con la speranza, il prossimo anno, di tornare a casa, lassù al Camino, alla chiesetta di San Maurizio.   Enzo Panelli

Roffino: «Cerco la strada giusta verso Tokio»

| Sport Le luci della ribalta del rinomato mezzofondo femminile biellese, nell’ultimo decennio tinto d’azzurro, in questo momento sono puntate su Valeria Roffino, 27enne, appena laureatasi campionessa italiana sulla distanza dei 5000 metri in pista, a sorpresa, perchè l’allieva di Clelia Zola veniva da due titoli consecutivi sui 3000 siepi. Erede della campionissima della disciplina Elena Romagnolo, Valeria è alla caccia della strada giusta  che porta a Tokyo 2020.La pista di Trieste ha parlato, ci prepariamo a vedere Valeria Roffino sulla distanza dei 5000 metri con conseguente addio ai 3000 siepi? Che si fa?«Domanda molto difficile, se non d’impossibile risposta - attacca pensierosa Valeria -. Subito dopo l’ultima gara ho scritto un messaggio a Clelia nel quale ho scritto: 10’10”, penso che questa sia stata l’ultima sulle siepi. Adesso mi dispiace, mi duole proprio dover dire addio alle siepi perchè comunque sono una gara che mi diverte tanto. Quella che mi diverte di più in assoluto, oltre al cross invernale. Diciamo che ora non è il momento di decidere, ora penso ad andare in vacanza al mare, in Liguria. Nella seconda parte di stagione forse farò un altro 5000 prima del cross. Nel 2018 poi valuterò con calma quale direzione prendere».Cosa peserà di più sulla decisione finale?«Parto dal presupposto che continuare a correre in 10’ per me non avrebbe senso, avendo un personale di 9’53”82 che risale ormai al 2014. Nelle ultime stagioni avevo sviluppato un blocco mentale nel salto sugli ostacoli che mi ha frenata non poco. Nel frattempo però le aspettative di progredire mi hanno anche creato una ulteriore pressione psicologica: mi aspettavo sempre tanto e quando mi accorgevo che la gara, anche da subito quando non potevo certo essere stanca, non si metteva per il verso giusto andavo in crisi. Quando ho fatto il mio personale, dopo 200 metri mi sono detta: mi ritiro. Lavorandoci, ora sento che quel problema è alle spalle, mi sento di nuovo sciolta superando le siepi, anche grazie al lavoro con uno psicologo sportivo che mi ha aiutata sotto il profilo dell’autostima, un mio punto debole, da rafforzare.  Questo è quanto, ma non so se basterà a farmi lasciare gli ostacoli».È naturale pensare che il traguardo di una carriera che ha già incassato i titoli tricolori sia la partecipazione alle Olimpiadi di Tokio 2020. Arrivarci gareggiando sui 5000 sembra però una strada molto più in salita che tentando sui 3000 siepi. Che ne pensa?«Dire addio alle siepi sarebbe come dire addio alle Olimpiadi. Dal mio 9’53” al 9’45” necessario per qualificarsi non c’è così tanta distanza. Nei 5000 sono lontana».Gabriele Pinna Leggi tutta l'intervista sull'Eco di Biella di lunedì 24 luglio 2017 

«Spari e sangue? Purtroppo funziona così»

| Cronaca VALLANZENGO - «Io mi rendo conto che sentire spari notturni e vedere la strada sporca di sangue possa destare preoccupazione, ma tutto è stato fatto secondo una logica. E soprattutto, sempre nel rispetto rigoroso delle norme di sicurezza. Senza mai mettere a rischio l’incolumità di nessuno. E se non abbiamo  avvisato preventivamente la popolazione, vi assicuro che un motivo c’era». Emanuele Ramella Pralugno, presidente della Provincia, spiega i retroscena della vicenda che nei giorni scorsi ha creato scompiglio e angoscia tra gli abitanti di Vallanzengo, spiengendo il sindaco Michela Trabbia a pubblicare un post su Facebook per ribadire la propria estraneità al fatto e la propria intenzione di fare chiarezza. «Quella che ha avuto luogo tra Vallanzengo e Bioglio nella notte tra mercoledì e giovedì è stata una normale battuta notturna al cinghiale, come quelle che avvengono regolarmente sul territorio provinciale ad opera delle nostre guardie venatorie», chiarisce il presidente. «Nulla di strano: riceviamo le segnalazioni che ci fanno presente i luoghi di avvistamento dei porcastri, quindi organizziamo battute per agire in tempi stretti proprio nei punti indicati». Esattamente quanto avvenuto anche a Vallanzengo, da dove Ramella Pralungo afferma «erano arrivate informazioni specifiche che segnalavano la presenza dei cinghiali in una zona boschiva». La battuta della notte in questione, i cui spari sono stati avvertiti in paese intorno alle 3/3 e mezza e la cui estensione ha interessato anche Comuni limitrofi, ha in totale fruttato un bottino di sette porcastri, dei quali due non sono stati recuperati. «Ma non è questo il vero problema - aggiunge ancora Ramella -: nel corso di quella sola uscita sono stati contati oltre 70 esemplari. Un numero elevatissimo, che a mio avviso rappresenta un motivo di preoccupazione ben più grave rispetto alle battute di contenimento». Le battute notturne possono essere effettuate solo dalle guardie venatorie provinciali: un gruppo di 6 professionisti dei quali solo 2 hanno l’abilitazione allo sparo. Oltre a loro, che operano anche con speciali fari, possono operare sul territorio a scopo di contenimento anche squadre di cacciatori selezionati. «Ma gli interventi non possono essere annunciati alla popolazione - conclude il presidente -. Avvisare preventivamente in merito all’imminente battuta di caccia potrebbe rischiare di provocare movimenti in paese che potrebbero far scappare i porcastri. La battuta deve cogliere totalmente di sorpresa gli animali nel luogo in cui sono stati segnalati. E avvisare la popolazione potrebbe impedirci di raggiungere questo risultato».Veronica Balocco 

Dimitri: Erika da anni mi maltrattava e insultava

| Cronaca BIELLA - Aveva rimosso ogni cosa, ha continuato per 40 giorni a ripetere sempre la stessa storia, la stessa cantilena di quello sconosciuto con i capelli rasati e la carnagione olivastra che quella domenica mattina, l’11 giugno, era entrato nella villetta per derubarli, aveva ucciso Erika e stordito lui. Sabato pomeriggio, nello studio del suo difensore, nella galleria Leonardo da Vinci, Dimitri Fricano, 30 anni, ha continuato ancora una volta a negare d’aver ucciso la fidanzata. Poi è crollato. La mamma, donna incredibile, dallo straordinario coraggio, l’ha come preso per mano. E lui ha cominciato a ricordare. «Oddio, l’ho uccisa io, sono io l’assassino...», ha confessato ad un certo punto, scoppiando subito dopo in un pianto liberatorio tra le braccia della mamma.C’era anche l’investigatore privato Nicola Santimone, che negli ultimi giorni è rimasto accanto al giovane e ai suoi familiari, l’altro giorno nello studio dell’avvocato Alesandra Guarini. In breve è stata allestita una sorta di videoconferenza con l’altro difensore, l’avvocato Roberto Onida, che si trovava in Sardegna, con Maurizio Saliva, coordinatore di medicina legale all’Asl di Napoli. E con la psichiatra forense, Daniela Ponzetti, di Ivrea, che negli ultimi giorni ha fornito un importante contributo psicologico al giovane. Poco alla volta Dimitri ha ricordato quei tragici momenti, ha superato il blocco psicologico che resisteva ormai da 40 giorni. E ha confessato.Il giovane ha raccontato che da due anni e mezzo Erika lo maltrattava e lo insultava di continuo quasi a voler scaricare su di lui il proprio malcontento per la separazione improvvisa dei suoi genitori. Lui avrebbe somatizzato fino ad esplodere in una rabbia incontenibile quella mattina nella villetta di San Teodoro.V. Ca. Leggi tutti gli approfondimenti sul caso sull’Eco di Biella in edicola 
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