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sabato, 06 febbraio 2016

«Proviamo a vincere, senza alibi»

| Sport   Smaltito lo shock per l’infortunio di Mike Hall con una settimana di lavoro in palestra, ancora  rigorosamente a porte chiuse (in vigore dai tempi duri di crisi), l’Angelico si gioca domani (palla a due alle 18.30)  a Ferentino la possibilità di infilare la sesta vittoria consecutiva in campionato.  Sara dura, durissima, perchè l’avversaria è forte e perchè Biella si presenterà senza il perno del suo gioco, anche se in un match secco Jazzmarr Ferguson, il miglior finalizzatore del campionato, può mettere in difficoltà qualunque avversaria. Se poi anche i compagni sapranno fare quel passo in avanti per sopperire ad un’assenza importante, c’è la possibilità che la pressione di dover vincere pesi tutta sulle spalle del gruppo con gli ex Raymond e Raspino.  Coach Michele Carrea analizza così il match: «Che Ferentino fosse una squadra di grande qualità l'abbiamo sempre detto, che il loro assestamento prima o poi sarebbe arrivato è sempre stata la mia convinzione. Oggi Ferentino non possiede un meccanismo perfetto ma è una squadra assestata, a Reggio Calabria nonostante la sconfitta ha disputato una partita solida. Giocano in casa e saranno chiamati a vincere: è una pressione che noi non abbiamo. Può essere un vantaggio. Inoltre - chiude il tecnico - hanno punti di riferimento certi contro cui possiamo giocare, noi no. Anche questa potrebbe essere un'arma a nostro vantaggio, per cercare di sorprendere». Simone Pierich entrerà in quintetto («non ci sono molti margini d’invenzione per soluzioni diverse» ha detto Carrea), ma anche per Niccolò De Vico le responsabilità aumenteranno: «Senza Hall tutto il gruppo è chiamato a dare qualcosa in più. Siamo in un momento di fiducia, questo è a nostro favore e può solamente aiutarci. Abbiamo già giocato sotto grandi pressioni e in momenti complicati. Ognuno di noi dovrà mettere un mattoncino in più. Siamo in grado di poterlo fare. Farò di tutto per giocare al meglio, siamo in tanti in squadra e tutti possiamo far bene e dare una mano. Se non sarò io a fare molti punti - sottolinea l’ala rossoblu - li farà qualcun’altro, sono sicuro che a Ferentino ognuno sarà di aiuto per provare a portare a casa la vittoria». Gabriele Pinna  

Pagine biellesi di inizio Ottocento per... sentito dire

| Spettacoli e cultura Monsieur le Chevalier Louis Aubin Eleuthérophile Millin de Grandmaison, accademico e Conservateur du Cabinet des Médailles, des Antiques et des Pierres Gravées de la Bibliothèque du Roi si mise in viaggio il 10 settembre 1811. Lasciava la sua Parigi capitale d’Europa. Napoleone, dopo la vittoria di Borodino, stava osservando col cannocchiale Mosca incendiata in cui si apprestava a entrare da conquistatore. L’Empire era letteralmente alla sua massima espansione. Non c’era quindi momento migliore per compiere quel Gran Tour che faceva la differenza tra il vero uomo di mondo e il provinciale. Millin era un savant, un botanico, uno storico, un esperto d’arte, un giornalista e, soprattutto, un curioso. La curiosità lo aveva spinto a viaggiare e, a cinquantadue anni compiuti, si avviava a visitare l’Italia con la mente di un enciclopedista e il cuore di un romantico. Molti prima di lui avevano percorso il Belpaese alla ricerca di quello spirito immortale della civiltà che aleggiava tra le pittoresche rovine dell’antichità classica e che, tra belli e sublimi panorami, aveva e avrebbe abbagliato i Goethe, gli Stendhal e tanti altri nel corso del loro Bildungreise. Per essere accolto nel Parnaso dei nobili voyageurs (da non confondere con i borghesi touristes) era giocoforza valicare le Alpi e aggirarsi per la Penisola, tra mete obbligate e località più amene, per riportarne quelle preziose “impressioni” come un trofeo da safari da esibire in ottavo, stampate su tomi falsamente modesti da far circolare nei salotti per l’invidia dei parrucconi colleghi dell’Académie.  Millin non poteva sfuggire al cliché (e in questo sta il suo valore, peraltro ben delineato in un paio di studi, tra cui quello curato da Cristina Trinchero e Sergio Zoppi nel 2010) e giunse a Chambéry il 13 ottobre. La Savoia era già Italia (il conservateur lo scrive senza indugio nelle sue memorie) perché all’epoca il concetto di confine non si adattava bene allo stato delle cose: di qua e di là dei monti era tutta France. Il Piemonte era una “divisione” francese e il Corso era anche re d’Italia. Di fatto il colle del Moncenisio non costituiva una frontiera, solo una montagna in un territorio continuo. Con gli ussari e l’artiglieria, Bonaparte aveva già “istituito” una zona Schengen, forse meno farlocca di quella odierna. L’entusiasta Louis Aubin Eleuthérophile, che era intenzionato a visitare solo la Savoia, il Piemonte e la Liguria, si fece poi prendere la mano e finì col raggiungere la Puglia, passando per Roma e risalendo fino a Venezia. Tant’è che rientrò a Parigi solo nel novembre del 1813. Ma in quei due anni il suo mondo era cambiato. La Russia aveva ferito a morte l’Empereur e a Lipsia gli era stato appena dato il colpo di grazia. Puntando il cannocchiale nella direzione giusta si potevano già vedere l’Elba, Waterloo e Sant’Elena. Tutto questo, però, ci interessa poco. Ciò che conta è che Millin, nel suo cahier de voyage (che uscì nel 1816, giusto un paio d’anni prima che l’autore morisse) dedicò una mezza dozzina di pagine a Biella o, per essere precisi, a Oropa.  Dopo essersi inoltrato nella Valle d’Aosta, Millin aveva fatto il cammino a ritroso lungo la Dora Baltea e, in vista di Chivasso, si era diretto verso Vercelli. Che non si potesse prescindere da una deviazione a Biella e, soprattutto, al Santuario di Oropa era chiaro al parigino che, sul suo taccuino, scrisse: “Beaucoup d’étrangers vont à Biella pour faire le pélerinage de la célèbre Madonne d’Oropa, je l’ai réservé pour mon retour”. Preso questo impegno con se stesso e, ex post, con i suoi lettori, il viaggiatore proseguì senza poter prevedere che, di lì a un anno e mezzo, l’astro napoleonico sarebbe tramontato e quell’inaspettato crepuscolo lo avrebbe obbligato a un frettoloso ritorno in patria. Tali condizioni devono aver costretto il Millin a marciare verso casa a tappe forzate. Dico questo, e non me ne voglia la buonanima del chevalier ovunque essa si trovi, perchè ho il fondato sospetto che la situazione contingente non gli abbia permesso di mantenere la sua promessa, ovvero, secondo me, il Millin non ebbe modo di venire né a Biella né a Oropa. Le pagine riservate al Biellese sanno di bibliografia consultata di corsa, di notizie riportate, di raffigurazioni appena sbirciate. Troppe le sviste, troppe le inesattezze in cui un testimone oculare non sarebbe potuto incorrere.  Vero è che il viaggiatore non afferma mai di essere stato a Biella “di persona personalmente”, ma si guarda bene anche dall’esplicitare come andarono davvero le cose. Sia come sia, la narrazione è di seconda mano, non contiene nulla che non si potesse reperire su qualsiasi libro a caso sul tema Biella e/o Oropa. Nell’economia dell’opera ci sta e non fu il primo né l’ultimo a vendere per visto ciò fu solo letto e sentito raccontare, ma vale la pena di segnalare gli “errori” del Millin non per pedante vaghezza censoria postuma contro chi non può più difendersi, ma per semplice correttezza storica (la suddetta buonanima mi perdonerà convenendo sia nel merito che nel metodo). Procuratevi quindi il secondo dei due tomi del “Voyage en Savoie, en Piémont, à Nice et à Gênes”, prima edizione, quella della Librairie Wassermann del 54 di rue Richelieu, uscita per i tipi di Jean Baptiste Sajou (si trova, perfettamente leggibile, anche sul web) e andate a pagina 5. Appuntò il francese: lungo la strada che congiungeva Torino a Vercelli, a Cigliano si incrociavano due vie, “l’une conduit à Biella que les historiens appellent Bugella. Cette petite ville est voisine du Cervo et de l’Aurena, et bâtie sur le penchant d’une colline; elle est divisée en deux parties, on nomme l’une la plaine et l’autre la place”. Aurena? Gli si può condonare l’imprecisione per una questione di assonanza: Auren, Aurem, cioè Orem(o) nella lingua transalpina. Ma quel “la place”? La piazza non è il Piazzo... Era stato tanto accorto nella citazione latina (Bugella) e poi aveva tradotto così malamente... La causa, fin qui, può essere della distanza cronologica tra il viaggio e la revisione degli appunti per la stesura del libro (quasi un lustro).  Ma i veri rilievi al lavoro del Millin, quelli che svelano che la capatina nel Biellese non fu che “letteraria”, sono altri. In primis il fatto di ignorare Biella in toto. Certo la città stava vivendo un brutto momento, agli sgoccioli della dominazione francese, e l’industrializzazione non era ancora iniziata. Ma che si passasse solo in transito per Oropa è davvero una diminutio eccessiva. Liquidare Biella con un fugace cenno alla chiesa di Santo Stefano è segno di non averla vista davvero. Certo, tra le righe Millin menziona l’acquedotto del Piazzo, ma quello lo si notava già nelle vedute del Theatrum Sabaudiae di fine Seicento. Senza contare il riferimento alla sepoltura del vescovo Lombardo della Torre ammirata nella stessa collegiata di Santo Stefano. Millin citò l’epigrafe, ma quella era inserita in più di un testo, non era necessario trascriverla dalla pietra sepolcrale del vescovo... Se non fosse che il sepolcro del presule si trovava in Santa Maria Maggiore (l’attuale duomo) fin dal 1788. Ops! In ogni caso il fulcro della vita cittadina era, stando al Millin, il pellegrinaggio a Oropa. Ma quale pellegrinaggio? Nel 1811 e nel biennio seguente non vi furono grandi processioni (l’incoronazione centenaria, la terza, della Madonna Nera sarebbe avvenuta solo nel 1820). E’ chiaro che il “nostro” si stesse riferendo a un pellegrinaggio “ideale”.  Ma il clou arriva proprio a Oropa. Millin narrò della salita al santuario in modo più che vago per poi aggiungere che, per entrare nel complesso, non si poteva far altro che camminare da una cappella all’altra del Sacro Monte... Sicuro? E il Prato delle Oche? E che dire delle due fontane del chiostro? E’ vero, ci sono incisioni seicentesche che mostrano due pile zampillanti (addirittura tre), ma nella realtà ci fu sempre e solo un bôrnel, che all’inizio del XIX secolo era già dove si trova adesso. Se l’avesse veduto coi suoi occhi non si sarebbe sbagliato. E nemmeno gli occhi della Vergine Bruna si posarono su di lui. Come a dire che non vide mai la Statua. Altrimenti non avrebbe scambiato il pomo con le foglie (che la Madonna Nera regge come un giocatore di basket del NBA sul solo dito medio destro), per un cuore alato! Ri-ops! Ci sono un altro paio di fautes del genere, ma non è il caso di infierire. Anzi, ci sono anche delle attenuanti. Appunti in disordine a fronte di due anni di annotazioni forsennate? Oppure potrebbe essersi fidato troppo di uno dei suoi accompagnatori. Uno di loro potrebbe averlo involontariamente tratto in inganno con un racconto approssimativo. E poi non capita a tutti di vivere la caduta di Napoleone... Però, a ragion veduta, non mi sento di consigliare il “Voyage” di Millin come la migliore delle Lonely Planet per chi avesse intenzione di tornare indietro nel tempo e scoprire il Biellese nel primo Ottocento. Danilo Craveia

A Biella, la corsa del “buono lavoro”

| Economia BIELLA - Sono stati 421.566 i voucher lavoro da 10 euro venduti nel Biellese durante il 2015. Cgil Biella, per bocca della segretaria Marvi Massazza Gal, lancia l’allarme: «C’è - dice - una crescente precarizzazione che incide sulla qualità del lavoro». I numeri, significativi in tutto il Piemonte, inducono lo stesso assessore al Lavoro e Formazione professionale, Gianna Pentenero, a parlare di “fenomeno da monitorare per evitare abusi e distorsioni». Da parte di Ascom Biella e Confesercenti Biella, davanti ai numeri, emerge la condivisione circa l’esigenza di controlli per ricondurre lo strumento alla sua funzione originaria nei casi ove l’uso sia stato improprio. Per il vicepresidente Uib, Alberto Platini, occorre però non fermarsi ai numeri. «Un’equazione automatica tra l’aumento dei voucher venduti e l’uso improprio di essi non mi pare corretta - dice - Non va dimenticato che lo strumento svolge un ruolo essenziale nell’emersione del sommerso». Giovanni Orso Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 4 febbraio 2016 

Attacco degli hacker a scuole e imprese

| Cronaca Il Biellese è sotto attacco degli hacker, gente che smanetta col computer con la facilità di un italiano medio ad avvolgere gli spaghetti nella forchetta. Sono stati attaccati studi tecnici di geometri, professionisti in genere, piccoli imprenditori. E persino due scuole, l’Iti e il Liceo Classico. Tutta colpa di allegati a mail che appaiono innocue mentre, in realtà, nascondono un virus molto temuto che in gergo viene definito “cryptovirus-ransomware”. Come spiegano dalla sezione di Biella della Polizia Scientifica (in prima linea per trovare al più presto delle soluzioni sia per bloccare il proliferare del virus sia per riuscire e a capire da dove vengono inviate le mail virulente), si tratta di file eseguibili che dopo essere stati scaricati sul computer, sono in grado di criptare, letteralmente “blindandoli”, i file salvati sul computer, di norma tutti i documenti “Pdf ”, “Excel ” e “Word ”. In pratica, il proprietario del computer che quei file li ha realizzati, non sarà più in grado di aprirli. Gli hacker chiedono a questo punto chiedono un riscatto sempre via mail, di norma 500 dollari, cifra che raddoppia dopo alcuni giorni.  Valter Caneparo   Leggi di più sull’Eco di Biella di sabato 6 febbraio 2016 

Piazza Duomo, via altri sei platani

| Biella Città BIELLA - Spariscono anche i sei platani presenti sino a pochi giorni fa in piazza Duomo, nel lato sud. Dalla pagina Facebook del Comune di Biella l’amministrazione comunica che «dopo i platani del lato Nord, operazione portata a termine quest'estate, in piazza Duomo sono stati rimossi quelli del lato più vicino alla cattedrale. A cantiere chiuso, il progetto prevede la loro sostituzione con alberi a crescita più limitata. Nel frattempo a dicembre si è proceduto anche alla potatura dei alberi sul lato lungo della piazza, quello di fronte al seminario. Attorno a loro è stata realizzata un’aiuola di contenimento perché la crescita delle loro radici non danneggi pavimentazione e marciapiedi come era accaduto in passato». Altra operazione, dopo quella dell’impianto di illuminazione, che non è piaciuta a molti biellesi, scatenati a sui social network a commentare l’operazione.  Intanto in piazza hanno fatto la loro comparsa i primi elementi di arredo urbano che andranno ad arricchire la nuova agorà cittadina. Si tratta le panchine, recentemente piazzate sul perimetro della piazza stessa, e “inaugurate” virtualmente dall’assessore ai lavori pubblici Valeria Varnero e dal progettista Paolo Sorrenti che si sono fatti immortalare sulle nuove sedute a servizio della centrale piazza cittadina. Con il cantiere nella parte sud che procede spedito e che dovrebbe chiudere in primavera, piazza Duomo prende sempre più forma. E risulta essere comunque, nonostante le molte critiche che sono giunte in questi ultimi mesi, molto più frequentata rispetto agli anni scorsi. Anche se le critiche non sembrano stopparsi. Soprattutto in merito all’impianto di illuminazione che proprio non piace alla maggior parte dei biellesi. Enzo Panelli

«Ho speso 1.600 euro per far riparare una porta»

| Cronaca BIELLA - Rompere una maniglia di una porta nel giorno dell’ultimo dell’anno può costare assai caro. Lo sa bene un cittadino di Biella che, accortosi del danno, ha provato a contattare un fabbro utilizzando le inserzioni pubblicate su “Pagine Gialle”. «Solo quando ho riflettuto a freddo di quello che mi è capitato - spiega il diretto interessato - mi sono reso conto di essere stato vittima di una truffa vera e propria». Era il 31 dicembre dello scorso anno quando l’uomo, che vive insieme alla sua compagna in Riva, si è accorto che la maniglia della porta di casa era rotta. L’uomo ha trovato un fabbro sulle Pagine Gialle, ma il prezzo per l’intervento, pattuito a 800 euro, dopo la riparazione è salito al doppio.  Enzo Panelli   Leggi di più sull’Eco di Biella di sabato 6 febbraio 2016 

Cinque nuovi alberi ai giardini Zumaglini

| Biella Città BIELLA  - Quattro cedri dell’Atlante (cedrus atlantica pyramidalis è il nome scientifico) e un abete del Caucaso (abies nordmanniana) hanno trovato casa nelle scorse settimane ai giardini Zumaglini: sono stati ripiantati nella zona in cui, lo scorso febbraio, cinque pini erano stati abbattuti perché in condizioni precarie. I cedri hanno un’altezza di circa 9 metri, l’abete di circa 7 metri. La loro nuova “casa”, sul lato Nord dei giardini poco lontano dall’angolo con via Garibaldi, è provvisoriamente transennata con il nastro bianco e rosso, in attesa che le piante si consolidino nel terreno. Proprio un esemplare di cedro dell’Atlante, insieme a un cedro dell’Himalaya e a un ippocastano, erano stati inseriti nei giorni scorsi nell’elenco aggiornato degli alberi monumentali del Piemonte, stilato dal settore foreste della Regione. Grazie a loro Biella è la seconda città più rappresentata in questo elenco, dietro Torino e al pari di Cavallermaggiore, Cumiana, Fenestrelle, Oulx e Rivara. E i giardini Zumaglini sono secondi nella miniclassifica dei parchi pubblici con più alberi monumentali, dietro il parco del Valentino – che ne ha sei – e al pari del parco della villa dove ha sede il comune di Rivara.

Via alla gara per i lavori sullo Strona

| Territorio COSSATO - La giunta comunale si appresta a bandire la gara di appalto per l’assegnazione dei lavori di sistemazione idraulica di un tratto del torrente Strona, a difesa del centro abitato.  Il progetto esecutivo, stilato dallo studio Sai Ingegneria di Biella, situato in via Bertodano 1, composto dagli ingegneri Nicola Carrera e Domenico Ubertalli, come capogruppo, coadiuvati dall’archeologa Antonella Gabutti (con studio a Vigliano), geologo Gabriele Francini (Ronco Biellese) e dall’ingegner Stefano Maggia (Cossato), proposto dall’assessore ai lavori pubblici Cristina Bernardi, è stato esaminato ed approvato dalla giunta. I lavori riguardano il tratto in corrispondenza della confluenza del torrente Strona con il torrente Quargnasca. E’ è prevista una spesa totale di 307.500 euro. «L’intervento riguarda l’area compresa fra il ponte ferroviario di via Amendola e la confluenza del torrente Quargnasca nel torrente Strona, nella quale non sono ancora stati attuati gli interventi previsti dallo “Studio di Bacino’’, che individua quelli da effettuare», spiega l’assessore. Per prima cosa, si procederà alla parziale demolizione del guado esistente nei pressi della sede della Croce Rossa, che verrà abbassato, alla riprofilatura del fondo alveo a monte del guado ed alla sottomurazione delle difese e dei fabbricati esistenti a destra a monte del guado. In un secondo tempo, cioè  quando la Regione avrà stanziato la somma necessaria, si procederà ad un’altra serie di lavori: risezionamento dell’alveo in destra a monte e a valle della confluenza del torrente Quargnasca el ricondizionamento e protezione dell’argine sinistro in corrispondenza della confluenza del torrente Quargnasca, già previsti nel progetto appena approvato dalla giunta. Franco Graziola

Ecco 5,8 milioni dalla Regione

| Economia BIELLA - La Provincia trova un accordo con la Regione Piemonte sui fondi per la copertura delle funzioni esercitate per conto dell’amministrazione regionale dal 2011 al 2015 e ritira il ricorso al Tar, presentato contro la delibera che andava a ridefinire i vari trasferimenti agli enti locali. E’ questo, in sintesi, il contenuto del decreto firmato dal presidente della Provincia Emanuele Ramella Pralungo (nella foto) proprio in questi giorni. «In fase di contrattazione - sottolinea - è stata trovata una soluzione per cui a Biella verranno riconosciuti 5,8 milioni di euro circa che sono l’equivalente del valore delle funzioni che la Provincia ha effettuato in questi anni per conto della Regione. A fronte dell’accordo, che ha riguardato tutte le realtà piemontesi, ci eravamo impegnati a ritirare i vari ricorsi presentati al Tar. E così abbiamo fatto».  I fondi che giungeranno a breve nelle casse provinciali andranno a rimpinguare il capitolo della spesa corrente, quello che è in maggiore sofferenza per Biella. Si tratta del capitolo dal quale vengono attinte le risorse per il funzionamento dell’ente, partendo dal pagamento degli stipendi ai dipendenti. Negli ultimi mesi la Provincia di Biella ha dovuto più volte ricorrere all’anticipazione di cassa per far fronte alle spese. Questo comporta il pagamento di interessi passivi. Con i fondi che a breve giungeranno da Torino e che, come sottolinea Ramella Pralungo «sono già stati inseriti a bilancio dopo l’accordo», il ricorso all’anticipazione di cassa dovrebbe diminuire. E la situazione difficile degli ultimi anni dovrebbe essere messa dunque definitivamente alle spalle.  Anche perché dal 2016 la Provincia si è trasformata in ente di Area vasta che gestisce solamente alcune funzioni per conto della Regione. Per questi “compiti” sono già stati fissati i corrispettivi che Torino dovrà versare nel corso dei prossimi mesi. Dunque scontri sui finanziamenti tra i due enti dovrebbero essere scongiurati. E la Provincia potrà tornare pian piano ad occuparsi di quanto gli spetta, senza avere la spata di Damocle dei trasferimenti che pende sulla testa.  Enzo Panelli

Unioni civili, Biella difende la famiglia

| Cronaca Novara e Biella c'erano. Il Piemonte c'era. L'Italia c'era. Al Circo Massimo di Roma chi ha chiesto più attenzione e sostegno per le famiglie è arrivato da ogni parte del Paese. Voleva esserci. Anche dalle terre novaresi e biellesi si è partiti di buon mattino per la capitale. A rappresentarle gli esponenti dell'Agesc, l'associazione genitori scuole cattoliche. «Non potevamo mancare», dice a nome di tutti Veronica Bosi. Tra le migliaia di persone anche piemontesi. Guidati dal presidente nazionale Agesc, Roberto Gontero: «Una grande giornata di partecipazione popolare – l’ha definita - in difesa del diritto costituzionale della famiglia, dedicato ai diritti dei bambini a non essere oggetti ma soggetti e a difesa del diritto della donna alla maternità e non allo sfruttamento economico e alla riduzione in schiavitù con la pratica dell'utero in affitto». Dalla "piazza" di Roma il segnale forte di chi, nel Paese, chiede che «la famiglia non sia un istituto ultimo e negletto della società italiana». Il terzo Family Day ha messo la politica davanti alle proprie responsabilità: «Al momento delle elezioni dovremo ricordare chi si è messo dalla parte della famiglia e dei bambini e chi se ne sarà dimenticato, rendendo possibile la pratica dell’utero in affitto» o della stepchild adoption, ha ricordato Massimo Gandolfini, leader del comitato “Difendiamo i nostri figli”. Al Circo Massimo una grande festa delle famiglie italiane, ma anche una manifestazione di civile dissenso e assunzione di responsabilità, nello spirito della Costituzione repubblicana al grido di  “Vietato rottamare la famiglia”. Intanto la discussione procede in Senato dove il dibattito è caldo (vedi il video del Fatto Quotidiano che pubblichiamo che cerca di mettere un po’ di ironia in una questione di spessore etico ) con il Governo che non intende tornare indietro e vuole votare il Ddl così com’è senza stralcio sulle adozioni, le fibrillazioni nel mondo dei cattolici dell’Ncd, del Pd e anche del M5S che ha comunque definito il proprio atteggiamento favorevole al Ddl rendendolo di fatto blindato. In ultimo va registrato l’annuncio del ricorso alla Corte costituzionale di 40 senatori capitanati da senatori moderati, centristi e leghisti capitanati da  Quagliarello e Giovanardi.    
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